Cavalli come Animali d’Affezione: stop al consumo di carne di cavallo in Italia | La Svolta Legislativa Approda alla Camera
Un fronte parlamentare trasversale spinge per il riconoscimento degli equidi come membri della famiglia. Sotto la lente della Commissione Agricoltura, il pacchetto di riforme punta a blindare i cavalli dal consumo alimentare e dallo sfruttamento intensivo.
Il rapporto tra uomo ed equino si appresta a vivere una rivoluzione giuridica senza precedenti. Al centro del dibattito politico troviamo la proposta di legge d’iniziativa parlamentare che punta a equiparare cavalli, asini e muli agli animali da compagnia. Il testo base, che vede come prima firmataria Michela Vittoria Brambilla (Noi Moderati), ha ufficialmente iniziato il suo cammino a Montecitorio, convergendo in un unico iter legislativo con le analoghe istanze presentate da Susanna Cherchi (M5S) e Luana Zanella (Avs).
L’obiettivo del disegno di legge AC 48, intitolato significativamente “Norme per la tutela degli equini e loro riconoscimento come animali d’affezione”, è quello di estirpare definitivamente la pratica della macellazione equina dal territorio nazionale. L’esame in sede referente presso la commissione Agricoltura segna lo spartiacque tra una visione del cavallo come “mezzo agricolo” o “capo di bestiame” e quella, più moderna, di compagno di vita.
“È giunto il momento di porre fine a un ciclo di sfruttamento che troppo spesso culmina nel sangue dei macelli,” dichiara l’onorevole Brambilla, sottolineando come la legge intenda armonizzare il codice civile e penale con la crescente sensibilità della collettività italiana, ormai orientata verso il rispetto integrale della vita animale.
I Pilastri del Progetto di Legge
Il dispositivo normativo si presenta come un vero e proprio “scudo” giuridico. Le misure principali prevedono il divieto assoluto di abbattimento per scopi alimentari, il blocco delle esportazioni verso mercati della carne, e l’interdizione totale dall’impiego in spettacoli degradanti, esperimenti scientifici o procedure di clonazione. Si tratta di un attacco frontale a ogni attività che possa ledere la dignità intrinseca di questi animali.
Il trend demografico della macellazione, del resto, evidenzia un declino inarrestabile: dai 70.000 capi del 2012 si è crollati ai circa 22.000 del 2024. Secondo le ultime rilevazioni Ipsos, il consumo di carne equina è diventato marginale, interessando solo il 17% degli intervistati con cadenza mensile, dato che conferma un progressivo distacco culturale da questa tradizione culinaria.
Nonostante il calo dei consumi, l’Italia detiene ancora il triste primato di essere tra i maggiori importatori e consumatori di carne di cavallo in Europa. “Una contraddizione in termini rispetto al mondo anglosassone, dove tale pratica è considerata tabù,” osserva Brambilla, ribadendo il mantra della campagna: “Non si mangiano gli amici”.
Anche l’Organizzazione Internazionale per la Protezione degli Animali (Oipa) ha accolto con favore l’accelerazione parlamentare, ricordando il debito storico che l’umanità ha nei confronti degli equidi, impiegati per millenni nelle guerre, nei trasporti e nell’agricoltura, e oggi spesso vittime di circuiti agonistici opachi o corse clandestine illegali.
Sul piano tecnico, la legge imporrebbe la riclassificazione d’ufficio di tutti gli esemplari come “Non DPA” (non destinati alla produzione alimentare). Per garantire l’efficacia della norma, sono previste sanzioni durissime: la reclusione da 3 mesi a 3 anni per chi alleva equidi a fini alimentari e sanzioni amministrative che possono toccare la cifra record di 100.000 euro.
Massimo Comparotto, presidente Oipa, e le associazioni come Animal Equality Italia, concordano: la tutela legale degli equini è un atto di civiltà non più rimandabile. Il passaggio politico attuale rappresenta l’opportunità per l’Italia di allinearsi agli standard etici più elevati, garantendo finalmente ai cavalli lo status di “animali familiari” protetti dallo Stato.
