La ricerca di Meta rivela che la supervisione genitoriale non riduce l’uso compulsivo dei social media da parte degli adolescenti.

La ricerca di Meta rivela che la supervisione genitoriale non riduce l’uso compulsivo dei social media da parte degli adolescenti.

La ricerca di Meta rivela che la supervisione genitoriale non riduce l’uso compulsivo dei social media da parte degli adolescenti.

Ricerche su Social Media e Utilizzo dei Minori

Uno studio interno di Meta, conosciuto come “Project MYST” e condotto in collaborazione con l’Università di Chicago, ha rivelato che la supervisione e i controlli parentali—come limiti di tempo e accessi restrittivi—hanno poco impatto sull’uso impulsivo dei social media da parte dei giovani. Inoltre, si è scoperto che i ragazzi che hanno vissuto eventi di vita stressanti tendono a non riuscire a gestire in modo adeguato il loro utilizzo dei social media.

Queste affermazioni sono emerse durante il processo per dipendenza da social media avviato la settimana scorsa nella Superior Court della Contea di Los Angeles. L’attore che ha intentato la causa è identificato con le iniziali “KGM” o il nome “Kaley”. Insieme a sua madre e ad altri partecipanti, accusa le aziende di social media di creare prodotti “accattivanti e pericolosi” che hanno portato i giovani utenti a soffrire di ansia, depressione, dismorfia corporea, disturbi alimentari, autolesionismo e pensieri suicidi.

Questa causa è una delle molteplici azioni legali fondamentali che si svolgeranno quest’anno, accusando le compagnie di social media di danneggiare i bambini. Gli esiti di queste cause potrebbero influenzare l’approccio delle aziende verso i loro giovani utenti e spingere i regolatori a prendere ulteriori misure.


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