Confapi: nel 2025 economia italiana spinta dal mercato interno e dalle PMI locali
Nel 2025, il 43,12% delle Pmi industriali italiane ha aumentato la produzione, con il 31,01% che registra una crescita tra l’1% e il 10%. Circa un terzo delle imprese ha mantenuto stabile la produzione o ha subito una contrazione. Il fatturato mostra una forte eterogeneità: il 42,47% delle aziende ha registrato un incremento, in particolare tra l’1% e il 10%, mentre il 28,97% ha subito una diminuzione. Il mercato interno è stato trainante, con il 41,12% che ha incrementato il fatturato nazionale. Il 64,2% delle imprese ha realizzato investimenti, soprattutto in innovazione e formazione, sostenuti dal credito d’imposta.
Andamento delle Pmi industriali nel 2025: produzione, fatturato e investimenti
Nel corso del 2025, il 43,12% delle piccole e medie imprese (Pmi) industriali ha segnalato un aumento della produzione. La maggior parte di queste aziende, pari al 31,01%, ha visto una crescita compresa tra l’1% e il 10%. Al contrario, il 28,75% ha registrato una riduzione dei livelli produttivi, mentre il 28,13% ha mantenuto una produzione stabile rispetto al secondo semestre del 2024. L’analisi realizzata da Confapi mostra anche una significativa variabilità nei fatturati: il 42,47% delle imprese ha ottenuto un incremento, concentrato soprattutto nella fascia di crescita fra l’1% e il 10% (28,18%). Parallelamente, il 28,97% ha riportato una diminuzione del fatturato, mentre il 28,57% lo ha mantenuto stabile. Anche le ordinazioni mostrano dinamiche simili, con il 41,97% delle aziende che ha registrato un aumento rispetto all’anno precedente e il 28,11% che ha subito una riduzione, lasciando il 29,92% senza variazioni significative.
Il motore principale dell’economia per il 2025 è stato il mercato interno: il 41,12% delle imprese ha evidenziato un aumento del proprio fatturato all’interno dell’Italia, con il 29,66% che ha ottenuto un incremento superiore al 10%. Per quanto riguarda il commercio estero, il 21,04% delle Pmi ha incrementato le vendite verso i Paesi dell’Unione Europea, mentre il 16,44% ha aumentato l’export verso mercati extra Ue. La maggioranza, ossia il 66,19% e il 70,79%, rispet- tivamente per il mercato Ue e extra Ue, ha indicato assenza di variazioni rilevanti. Le esportazioni sono direttamente gestite dal 42% delle aziende, mentre il 14% opera all’estero con modalità indirette. L’Unione Europea rappresenta la principale area di riferimento per il 71% delle imprese, mentre la presenza al di fuori del continente rimane limitata, con percentuali più basse in Nord America (11%) e Medio Oriente (9%).
Gli investimenti sono stati effettuati dal 64,2% delle Pmi, con un’ampia varietà di intensità: il 32,6% ha realizzato interventi significativi orientati alla crescita, all’innovazione e all’ammodernamento, mentre il 31,6% ha puntato su spese più contenute per mantenere la competitività e l’efficienza. Le imprese che hanno investito in asset immateriali rappresentano il 36,88%, tra cui più della metà (54,33%) ha scelto di dedicare risorse alla formazione. Inoltre, il 25,77% ha destinato risorse specifiche alla transizione digitale e ambientale, nota come “twin transition”.
Coloro che non hanno effettuato investimenti, pari al 19,62%, hanno indicato come ostacolo principale l’eccessiva complessità burocratica nelle procedure di accesso ai finanziamenti. Per il 44,3% delle aziende, la misura più efficace per supportare gli investimenti è rappresentata dal credito d’imposta. Le condizioni per accedere al credito sono state giudicate stabili dall’80,97% delle imprese, mentre il 55,2% non ha presentato richieste di nuovi finanziamenti durante il 2025.
Andamento delle PMI Industriali Italiane nel 2025: Produzione, Fatturato e Investimenti
Nel corso del 2025, quasi la metà delle PMI industriali italiane ha sperimentato un aumento della produzione, con il 43,12% delle aziende che ha registrato una crescita complessiva. Le imprese con incrementi compresi tra l’1% e il 10% rappresentano il 31,01% del campione analizzato. Il 28,75% ha invece ridotto la produzione, mentre il 28,13% ha mantenuto i livelli produttivi invariati rispetto al secondo semestre del 2024. Questa dinamica si riflette anche nei fatturati: il 42,47% delle imprese ha incrementato i ricavi, soprattutto in modo moderato entro la fascia tra l’1% e il 10%. Il 28,97% ha subito una contrazione del fatturato e il 28,57% non ha registrato variazioni. Per quanto riguarda gli ordini, il 41,97% delle aziende ha visto una crescita, con il 28,71% che riporta aumenti contenuti tra l’1% e il 10%, mentre il 28,11% ha osservato un calo e il 29,92% ha mantenuto volumi stabili.
L’economia del paese nel 2025 è stata fortemente sostenuta dal mercato interno, dove il 41,12% delle PMI ha incrementato il fatturato. Un segmento importante, pari al 29,66%, ha registrato aumenti superiori al 10%. Per quanto riguarda il commercio estero, il 21,04% delle imprese ha aumentato i ricavi grazie al mercato UE e il 16,44% si è sviluppato nei mercati extra UE. La maggioranza ha invece segnalato assenza di variazioni rilevanti negli scambi con l’estero, con il 66,19% sull’UE e il 70,79% extra UE. Il 42% delle aziende esporta direttamente, mentre il 14% utilizza canali indiretti. L’Unione Europea resta la principale destinazione, con il 71% delle imprese presenti. Al di fuori dell’UE, la presenza è contenuta, limitata a paesi europei extra UE (16%), Nord America (11%) e Medio Oriente (9%).
Sul fronte degli investimenti, il 64,2% delle aziende ha effettuato interventi di varia entità: il 32,6% ha realizzato operazioni significative focalizzate su crescita, innovazione e ammodernamento, mentre il 31,6% ha effettuato investimenti più contenuti per conservare la competitività e l’efficienza operativa. Tra gli investimenti immateriali, presenti nel 36,88% delle aziende, la formazione ha assunto un ruolo di rilievo, coinvolgendo il 54,33% del totale. Significativa anche la quota del 25,77% delle PMI che ha destinato risorse alle twin transition, puntando cioè su sostenibilità e digitalizzazione.
Tra le imprese che non hanno effettuato investimenti, il 19,62% ha evidenziato come la complessità burocratica rappresenti un ostacolo importante. Le misure ritenute più efficaci per agevolare gli interventi sono state principalmente il credito d’imposta, indicato dal 44,3% delle aziende. Le condizioni di accesso al credito nel 2025 sono state sostanzialmente stabili per l’80,97% delle imprese, mentre il 55,2% non ha richiesto nuovi finanziamenti, segnalando una possibile cautela nell’espansione finanziaria.
Non perderti tutte le notizie di economia su Blog.it
