Conti pubblici 2025: deficit al 3,4%, pressione fiscale in calo nel terzo trimestre

Conti pubblici 2025: deficit al 3,4%, pressione fiscale in calo nel terzo trimestre

Conti pubblici 2025: deficit al 3,4%, pressione fiscale in calo nel terzo trimestre

Nel terzo trimestre del 2025, l’indebitamento netto delle Amministrazioni Pubbliche in rapporto al Pil è salito al -3,4%, rispetto al -2,3% dello stesso periodo del 2024, mentre il saldo primario è rimasto positivo allo 0,4%. La pressione fiscale è diminuita al 40%, accompagnata da un aumento del reddito disponibile delle famiglie del 2% e una crescita modesta dei consumi (+0,3%). La propensione al risparmio delle famiglie ha raggiunto l’11,4%, il livello più alto dal 2009, e il potere d’acquisto è cresciuto dell’1,8%. Le società non finanziarie registrano una diminuzione della quota di profitto, ma un leggero aumento degli investimenti.

Andamento della finanza pubblica e dell’economia nel terzo trimestre 2025

Nel terzo trimestre del 2025, l’indebitamento netto delle Amministrazioni Pubbliche in rapporto al Pil si è attestato al -3,4%, in peggioramento rispetto al -2,3% registrato nello stesso periodo dell’anno precedente, secondo i dati diffusi dall’Istat. Il saldo primario, ovvero l’indebitamento al netto degli interessi passivi, è risultato positivo con un’incidenza dello 0,4% sul Pil, in diminuzione rispetto all’1,6% dello stesso trimestre del 2024. Anche il saldo corrente delle Amministrazioni Pubbliche è stato positivo, pari all’1,3% del Pil, mentre nel terzo trimestre 2024 era al 2,2%.

La pressione fiscale è scesa al 40%, segnando un calo di 0,8 punti percentuali rispetto all’anno precedente. Il reddito disponibile delle famiglie consumatrici ha mostrato un aumento del 2% rispetto al trimestre precedente, con i consumi in crescita moderata, dello 0,3%. Si è registrato un incremento significativo nella propensione al risparmio delle famiglie, che ha raggiunto l’11,4%, ovvero 1,5 punti percentuali in più rispetto al trimestre precedente, segnalando un atteggiamento prudente nelle spese.

Nonostante una leggera crescita dello 0,2% del deflatore implicito dei consumi, il potere d’acquisto delle famiglie è aumentato dell’1,8% rispetto al trimestre precedente. Per quanto riguarda le società non finanziarie, la quota di profitto è diminuita dello 0,9%, attestandosi al 42,3%, continuando la tendenza in calo iniziata dalla seconda metà del 2023. Il tasso di investimento di queste imprese è salito marginalmente al 22,8%, con un incremento di 0,1 punti percentuali.

L’Istat evidenzia come il quadro di finanza pubblica sia caratterizzato da un aumentato indebitamento ma una pressione fiscale in calo. Il potere d’acquisto e la propensione al risparmio delle famiglie si mantengono su livelli record per il periodo, escludendo il contesto degli anni Covid, mentre la spesa per consumi finali risulta contenuta. Le società non finanziarie mostrano un leggero aumento degli investimenti, nonostante la diminuzione della quota di profitto prosegua dal secondo semestre 2023.

Andamento economico e finanziario nel terzo trimestre 2025: debito, consumi e investimenti

Nel terzo trimestre del 2025, l’indebitamento netto delle Amministrazioni Pubbliche in rapporto al Pil si è attestato al -3,4%, rispetto al -2,3% dello stesso periodo dell’anno precedente, secondo i dati diffusi dall’Istat. In questo contesto, il saldo primario, ovvero l’indebitamento al netto degli interessi passivi, ha mostrato un valore positivo pari allo 0,4% del Pil, in diminuzione rispetto all’1,6% registrato nel terzo trimestre del 2024. Parallelamente, il saldo corrente delle Amministrazioni Pubbliche è risultato positivo e con un’incidenza sul Pil dell’1,3%, inferiore rispetto al 2,2% rilevato nello stesso trimestre dell’anno scorso.

La pressione fiscale ha subito una riduzione, passando al 40%, con un calo di 0,8 punti percentuali rispetto al trimestre corrispondente del 2024. Il reddito disponibile delle famiglie consumatrici ha segnato una crescita del 2% rispetto al trimestre precedente, mentre i consumi sono aumentati dello 0,3%. La propensione al risparmio ha fatto registrare un incremento significativo, salendo all’11,4%, con un aumento di 1,5 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. Questo trend evidenzia una maggiore propensione delle famiglie a mettere da parte risorse, nonostante la crescita solo moderata dei consumi.

Considerando una lieve variazione dello 0,2% del deflatore implicito dei consumi, il potere d’acquisto delle famiglie è cresciuto dell’1,8% rispetto al trimestre precedente. D’altra parte, la quota di profitto delle società non finanziarie si è ridotta, passando al 42,3%, con una diminuzione di 0,9 punti percentuali rispetto all’ultimo trimestre. Per quanto riguarda gli investimenti, il tasso delle società non finanziarie ha registrato un leggero aumento, raggiungendo il 22,8%, in crescita di 0,1 punti percentuali rispetto ai tre mesi precedenti.

L’analisi fornita dall’Istat descrive un quadro patrimoniale dove, nonostante l’aumento dell’indebitamento pubblico rispetto allo stesso periodo del 2024, si osserva una diminuzione della pressione fiscale e un rafforzamento del potere d’acquisto delle famiglie. La marcata crescita della propensione al risparmio raggiunge livelli che non si registravano dal terzo trimestre del 2009, escludendo gli anni critici della pandemia. Dal punto di vista delle imprese, il calo della quota di profitto prosegue dalla metà del 2023, mentre gli investimenti mostrano una leggera ripresa, segnalando un clima economico in evoluzione ma con segnali di prudenza.

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