Dolci invenduti e spreco alimentare: come la filiera può trasformare un costo nascosto in una risorsa green

Dolci invenduti e spreco alimentare: come la filiera può trasformare un costo nascosto in una risorsa green

Nel comparto dolciario, la situazione è ancora più critica. La produzione fortemente concentrata nel mese di dicembre amplifica il rischio di eccedenze: prodotti perfettamente idonei al consumo restano invenduti, generando costi aggiuntivi per sconti forzati, redistribuzione, smaltimento e logistica. Queste voci possono arrivare a pesare fino all’1,8% del fatturato.

A ciò si aggiungono immobilizzazioni di capitale e inefficienze operative che incidono sulla redditività complessiva. L’impatto non è solo economico: lo spreco comporta un consumo inutile di risorse naturali, emissioni legate alla produzione e al trasporto, e un aggravio nella gestione dei rifiuti.

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Dalla gestione emergenziale a quella strategica

In questo scenario, sempre più aziende stanno superando l’approccio emergenziale allo spreco per adottare modelli industriali strutturati, capaci di affrontare il problema in modo continuativo. La gestione delle eccedenze diventa così una componente centrale delle strategie di sostenibilità e competitività.

Tra le realtà che operano in questa direzione si distingue Regardia, player di riferimento in Italia nella circular economy applicata al settore alimentare. L’azienda si occupa del recupero degli ex-prodotti alimentari, trasformandoli in risorse attraverso processi industriali dedicati.

Economia circolare: quando l’invenduto diventa risorsa


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