ESCLUSIVA | Intervista a Barbara Politi: “La tv è il luogo in cui mi sento più a mio agio, ma non lascio la carta stampata”
Poliedrica, energica, sempre entusiasta, Barbara Politi continua il suo viaggio professionale: da un bel po’ di tempo ha virato verso la tv, ma non dimentica mai una tappa presso l’editoria. Giornalista e conduttrice, infatti, per Barbara non può esistere la vita senza la comunicazione e non può esistere giornata che non inizi con il “profumo della carta stampata”: non c’è emittente televisiva che regga dinanzi a quell’odore, che l’accompagna da tempo immemore ormai. Oggi, infatti, nonostante le tantissime esperienze in tv – possiamo citare Vestiti d’Italia, Pizza Girls, Love Games – continua, con fierezza, a collaborare con il Corriere del Mezzogiorno, a dimostrazione di come sia possibile volare in alto mantenendo intatte le proprie radici.
“Ma come fa a far tutto?”, potrebbe chiedersi qualcuno, guardandola. In effetti, le sue esperienze sono così tante e così tanto variegate da rendere lecito questo interrogativo, ma il file rouge della sua vita è sempre uno: la narrazione. Raccontare storie – qualunque esse siano – per Barbara è fonte di piacere: è questo il centro della sua vita, attorno cui ruota il suo lavoro. Che sia un articolo, un programma televisivo, poco cambia: l’importante è avere una storia dentro cui immergersi e far immergere gli spettatori e i lettori.
Di questo e di molto altro abbiamo parlato con lei in questa piacevolissima intervista.
Il 24 dicembre hai condotto ‘Giubileo 2025: Da Giovanni Paolo II a Papa Leone XIV – Fari di Speranza’, un evento che unisce riflessione, spiritualità e musica, ideato da Domenico Gareri. Com’è stato cimentarsi in un’esperienza così toccante?
È stata un’esperienza memorabile, un grande traguardo nel mio percorso professionale. In una giornata importante per tutto il Paese come la Vigilia di Natale, per la tradizione e la sacralità stessa della festa, ho avuto la possibilità di parlare con un grande pubblico come quello di Rai 1, subito dopo la Santa Messa. La collocazione, il grande pubblico, la chiusura del Giubileo 2025, una location come la Basilica di Santa Maria Maggiore, sono tutti ingredienti che hanno reso l’esperienza arricchente dal punto di vista professionale. Inoltre, è stata la prima di questo genere in tutto il mio percorso: la considero una pietra miliare.
Sei una persona camaleontica. Poco prima ti avevamo visto, ad esempio, in “Vestiti d’Italia”, format nato con l’obiettivo di valorizzare il ruolo del costume come motore turistico, culturale e identitario anche per i comuni più piccoli, raccontando la loro microeconomia. Cosa vorresti che restasse del programma agli ascoltatori?
Vorrei che restasse l’importanza delle tradizioni italiane. Il programma racconta i costumi tipici, le tradizioni più antiche dei borghi italiani. L’idea – nata in concomitanza dell’istituzione della Giornata Mondiale degli Abiti Storici, voluta dal Ministero del Turismo – è far diventare le tradizioni popolari e i luoghi che le custodiscono uno strumento di attrattività turistica per italiani e stranieri. Stiamo diventando sempre più consapevoli di quanto la culturale italiana – artistica, storica – sia un elemento catalizzatore dell’interesse dei visitatori. Il programma racconta proprio questo.
Parlando sempre di esperienze recenti, non possiamo non citare Pizza Girls e Love Games, programmi completamente diversi tra loro e anche rispetto ai precedenti. Abbiamo parlato poco fa di abiti, qual è quello che ti piace di più indossare?
Io sono anche una giornalista e questo mi permette di fare della comunicazione in generale la bussola della mia vita. Tutto ciò che mi permette di raccontare qualcosa mi fa stare bene. La tipologia di ciò che viene raccontato mi mette alla prova ogni volta: cambiare registro significa avere la capacità di farlo. Questo un po’ dipende dal mio carattere: sono poliedrica, mi piace spaziare, sono molto curiosa, amo toccare temi diversi, ma anche dalla mia formazione. Sono partita dai tg e lì ero pronta a raccontare tutto, gestire qualsiasi tipo di news. Quel bagaglio formativo oggi mi torna utile, perché riesco a destreggiarmi tra vari settori.
La veste in cui mi sento più a mio agio è quella del racconto, delle comunità, dei territori: mi piace scavare nelle storie dei personaggi.
Come hai appena detto, la tua carriera è iniziata con il giornalismo. Nel mezzo ci sono stati la carta stampata, il web, la televisione… Ma qual è la dimensione in cui ti senti più a tuo agio e puoi essere davvero te stessa al 100%?
La tv, perché mi dà la possibilità di arrivare al pubblico con tutti gli aspetti della comunicazione, quindi anche personalità, carisma, energia, sorriso, componenti del mio carattere. Ma la carta stampata non l’abbandonerei mai: mi dà un nutrimento diverso. L’amore per la parola, il profumo della carta sono fondamentali con me. Continuo, infatti, a firmare la pagina settimanale della Gazzetta del Mezzogiorno, parlando di gastronomia.
A proposito del settore enogastronomico, meno di un anno fa hai vinto il Premio Italia nella categoria Cucina e Gastronomia per il tuo costante lavoro di valorizzazione della cucina territoriale e la capacità di raccontare il cibo come espressione culturale, sociale e identitaria. Ti aspettavi un riconoscimento simile?
No, è stato un riconoscimento molto apprezzato. È venuto un paio di anni dopo un altro riconoscimento, il Premio Ischia del giornalismo internazionale per la narrazione gastronomica. Questo settore mi appassiona molto: ci lavoro da circa dieci anni. Ho iniziato come giornalista, scrivendo di cibo e di vino che, si sa, sono cultura. Sono felice che due premi così prestigiosi abbiano riconosciuto la mia attività.
Cosa pensi della tv? E, soprattutto, cosa pensi che manchi alla tv oggi?
La tv oggi è molto variegata, ma dopo tanti anni i reality, ad esempio, hanno perso un po’ di appeal. Quando sono nati erano un esperimento sociale, mentre oggi – anche grazie al loro successo – la gente sa che chi vi partecipa arriva abbastanza preparato, quindi è venuta meno la curiosità del pubblico, che invece è attratto dalle storie vere. I contenitori in cui la gente comune diventa protagonista sono tanti, sia in Rai che a Mediaset, quindi questo non manca tra le proposte.
Forse manca un po’ la “componente anni ’90”. Il ritorno de La Ruota della Fortuna dimostra che comunque la volontà di un ritorno al passato c’è in un certo senso. Farei tornare anche format come Stranamore, tanto per citarne uno: in tv ci sono cronaca, attualità, politica estera, potrebbe essere utile riproporre qualcosa che alleggerisca gli animi degli italiani.
Ci sono delle tue colleghe che reputi una sorta di punto di riferimento professionale?
Mi piacciono le conduttrici che sanno essere complete, sanno cantare, ballare, presentare, come Michelle Hunziker. Adoro anche Geppi Cucciari. Apprezzo chi ha una grande personalità. I due nomi citati, anche se molto diversi tra loro, ne hanno da vendere.
Parlando delle tue esperienze professionali, hai detto che il Giubileo è stata una delle più importanti, ce n’è una che ti ha segnato particolarmente e perché?
Sì, il premio Caruso a New York, che ho presentato per Rai Italia e Rai Play. Tutti gli italiani all’estero hanno potuto seguirlo e celebrare un premio nel nome di Caruso e le eccellenze della musica e l’arte napoletana in un luogo come l’Istituto di Cultura Italiana nella Grande Mela. Per me è stata un’esperienza importante. Questa, insieme al Giubileo, è stata per me lapiù prestigiosa dal punto di vista professionale.
Cosa puoi dirci a proposito dei tuoi progetti futuri, anzi, tornando sul tema food, cosa bolle in pentola?
Non c’è niente in programma. Vivo il 2026 con grande entusiasmo e voglia di fare. Il mio lavoro mi porta in giro per l’Italia a presentare tanti eventi, gastronomici e non solo. Ci sarà il Festival di Sanremo che seguirò anche come giornalista. Dal punto di vita televisivo attendo proposte interessanti, sperando che quest’anno sia ricco come lo è stato il 2025.
