Giuseppe Roccuzzo: la metamorfosi artistica tra riscatto e sensibilità
Dalle ombre del bullismo alle luci del palcoscenico: l’ex rivelazione di X Factor trasforma le ferite del passato in un manifesto musicale contro l’abbandono degli animali, ispirato dal legame viscerale con la sua bulldog francese.
Giuseppe Roccuzzo, cantautore di talento asceso alla notorietà grazie al celebre talent show X Factor, nasconde dietro il successo scolpito nelle note un’adolescenza segnata dalle angherie. Bersaglio di bullismo a causa di una timidezza patologica, il giovane artista trovava rifugio nell’isolamento dei locali scolastici, dove il silenzio diventava il palcoscenico ideale per intonare mentalmente le strofe de La Cura di Franco Battiato. «Il canto è stato il mio scudo terapeutico», ammette oggi, rievocando come quell’istinto di sopravvivenza abbia gettato le basi della sua identità professionale.
Attualmente, il perno emotivo della sua esistenza è rappresentato da una bulldog francese, musa ispiratrice del brano Ohana. Il titolo, che attinge alla tradizione hawaiana per indicare il concetto esteso di famiglia, celebra un rapporto simbiotico. «Nella sua lealtà ritrovo me stesso. Mi ha restituito quella dignità e quell’affetto puro che mi furono negati durante gli anni della scuola», confessa con trasparenza l’artista.
“Ohana”: un’ode civile contro l’indifferenza
La complicità tra Giuseppe e la sua fedele compagna a quattro zampe è testimoniata da una serie di clip virali, in cui la musica funge da ponte comunicativo tra specie diverse. «È il culmine della nostra sintonia», sottolinea Roccuzzo, elevando la sua cagnolina a emblema di un amore che non conosce tradimenti.
«Il contrasto al randagismo e all’abbandono è una missione personale», dichiara con fermezza. L’obiettivo è sensibilizzare l’opinione pubblica sul fatto che gli esseri senzienti non sono beni di consumo da smaltire. Il brano Ohana, frutto della sinergia creativa con Giovanni Segreti Bruno e Maurizio Fabrizio, vuole essere un monito sociale: abbandonare un animale non è solo una violazione del codice penale, ma un atto di spregiudicatezza morale verso chi offre dedizione assoluta. Come recita un passaggio chiave del testo: «Non si volta mai le spalle a chi ti ha donato tutto».
Ripercorrendo le tappe più dure della sua formazione, Giuseppe non nasconde le cicatrici: «La mia fragilità mi rendeva una preda facile. Ricordo ancora quando, a sedici anni, venivo rinchiuso al buio dai coetanei come atto di prevaricazione». Eppure, proprio in quelle tenebre, la vocazione musicale ha saputo accendere una luce di speranza.
L’ascesa verso il professionismo è stata irta di ostacoli. I primi risparmi furono investiti in una formazione tecnica che sembrava non dare frutti, ostacolata dal parere negativo di un docente che reputava la sua timbrica graffiata un limite insuperabile. Tuttavia, l’incoraggiamento materno e il parere clinico di un medico lo hanno spronato a rivendicare la propria unicità vocale come un punto di forza.
Il definitivo sdoganamento del suo talento è avvenuto nel 2020. Nonostante il clima surreale imposto dalle restrizioni pandemiche e l’assenza di platea, la sua interpretazione di Promettimi di Elisa ha scosso profondamente la giuria. «In quell’istante ho percepito che la mia vulnerabilità era diventata un linguaggio universale», ricorda con orgoglio.
Post-talent, Roccuzzo ha consolidato la sua presenza artistica attraverso le piattaforme digitali, mantenendo sempre la sua “Ohana” al centro della scena. «Senza il suo sostegno silenzioso, questo percorso sarebbe rimasto un sogno incompiuto», conclude visibilmente commosso.
