Greenpeace in crisi: causa da 290 milioni di euro, il futuro dell’organizzazione è a rischio?
Greenpeace in Lotta per la Sopravvivenza Legale nel North Dakota
Di Jack Dura – Agenzie: AP
Pubblicato il 27/02/2026 – 15:52 CET
Greenpeace si trova ad affrontare una sfida legale significativa nel North Dakota, dove un giudice ha ordinato al noto gruppo ambientalista di risarcire circa 345 milioni di dollari (292 milioni di euro) a Energy Transfer, la compagnia energetica coinvolta nella costruzione dell’oleodotto Dakota Access. Questo oleodotto ha generato proteste massicce per quasi un decennio.
Il Dimezzamento del Risarcimento e il Ricorso Imminente
Nel 2022, una giuria ha ritenuto tre entità collegate a Greenpeace responsabili di numerosi reati, imponendo a Energy Transfer un risarcimento di oltre 660 milioni di dollari (559 milioni di euro). Il giudice James Gion, però, ha ridotto quasi della metà la somma, un temuto abbattimento che sta sollevando preoccupazioni su come Greenpeace possa sostenere finanziariamente questa situazione.
Secondo le dichiarazioni della consulente legale generale di Greenpeace International, Kristin Casper, “Chiederemo un nuovo processo e, se non sarà possibile, impugneremo la sentenza davanti alla Corte suprema del North Dakota”. Greenpeace USA ha espresso la sua incredulità riguardo ai costi così elevati, affermando che le sue risorse sono lontane dagli importi richiesti.
Energy Transfer, un colosso da 64 miliardi di dollari, si è opposta al dimezzamento e ha affermato che la testimonianza della giuria era giustificata. Un suo avvocato ha definito Greenpeace “maestro della manipolazione” e ha avanzato accuse gravi, sostenendo che l’organizzazione avesse sfruttato una questione locale per promuovere la sua agenda.
Le Origini della Controversia: L’Oleodotto Dakota Access
L’oleodotto Dakota Access, un’opera da miliardi di dollari che attraversa quattro Stati del Midwest, ha sollevato forti opposizioni, specialmente da parte della tribù sioux di Standing Rock. Questa tribù sostiene che l’oleodotto minacci le riserve idriche situate a valle del punto in cui l’infrastruttura attraversa il fiume Missouri.
La protesta ha attirato migliaia di attivisti e sostenitori, dando vita a campi di protesta che hanno occupato la zona per mesi. Queste manifestazioni, che hanno visto scontri tra manifestanti e forze dell’ordine, hanno portato, nel 2016 e 2017, a centinaia di arresti.
Come riportato dalla fondatrice di Greenpeace, “La nostra missione è sempre stata quella di proteggere il pianeta. Non ci fermeremo, nonostante le avversità legali”. Il movimento ha sempre sottolineato l’importanza della protesta pacifica, anche se ha recentemente affrontato severi contraccolpi legali.
L’Eredità di Greenpeace: Oltre Cinquant’Anni di Attivismo
Greenpeace è stata fondata nel 1971 in Canada da attivisti che volevano fermare i test di armi nucleari. Da allora, l’organizzazione è cresciuta fino a diventare una rete globale presente in oltre 55 Paesi. Utilizza la protesta pacifica e forme di confronto creativo per portare alla ribalta problemáticas ambientali e per promuovere soluzioni sostenibili.
Nel corso degli anni, gli attivisti di Greenpeace hanno adottato varie forme di protesta, dalla scalata di ponti per appendere striscioni, fino ad affrontare baleniere nel mare. Solo nel 2023, hanno ricoperto la residenza di campagna del primo ministro britannico con teli neri per protestare contro l’espansione della trivellazione di petrolio e gas.
Le azioni intraprese a Standing Rock, dove i manifestanti si sono uniti alle richieste della tribù sioux, hanno avuto ripercussioni legali senza precedenti per Greenpeace. Durante i momenti culminanti delle proteste, un avvocato di Energy Transfer ha dichiarato che Greenpeace aveva “manipolato la situazione locale per i propri interessi”.
Le Risposte di Greenpeace: Davanti alla Corte Suprema
Greenpeace ha respinto tali accusazioni, affermando che non ci sono prove a supporto delle affermazioni avanzate da Energy Transfer. Secondo individui vicini all’organizzazione, il loro coinvolgimento nelle proteste è stato minimo, e considerano la causa come una forma di “lawfare” mossa per silenziare gli attivisti.
Nella giuria, Greenpeace USA è stata ritenuta responsabile per tutti i capi di accusa, incluse diffamazione e violazione della proprietà. Le altre due entità che hanno partecipato alla causa sono state giudicate solo parzialmente responsabili. La battaglia legale continua e i sostenitori di Greenpeace sperano in un esito favorevole.
La comunità internazionale sta seguendo con attenzione questa vicenda, e molte sono le voci di sostegno per Greenpeace, che continua a ribadire il proprio impegno per la salvaguardia dell’ambiente. “Il nostro obiettivo è chiaro: proteggere il pianeta per le generazioni future”, ha concluso Kristin Casper.
La situazione è in continua evoluzione e vedrà probabilmente nuovi sviluppi nella Corte suprema del North Dakota nei prossimi mesi.
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