Hanno gioito nel vedermi fallire, ma ho trasformato la caduta in forza vera

Hanno gioito nel vedermi fallire, ma ho trasformato la caduta in forza vera

Prima dello scandalo, Chiara Ferragni aveva scelto di limitare le sue apparizioni pubbliche e le interviste ai media tradizionali, preferendo invece comunicare direttamente attraverso i propri canali social, dove contava milioni di follower. Nell’intervista a Paris Match, ha ammesso di aver sottovalutato l’importanza di costruire un rapporto solido con la stampa italiana: “Ho commesso degli errori nella carriera. Credevo di non aver bisogno della stampa, non avevo un ufficio stampa e comunicavo direttamente sui social. Pensavo di essere il mio stesso megafono, ma questo è stato un errore. La stampa è fondamentale e avrebbero scritto di me comunque, ma ho avuto la sensazione che parte dei media italiani abbia goduto nel vedermi crollare. Tutto questo anche perché sono una donna con troppo successo. Sono convinta che un uomo non sarebbe mai stato trattato con tale violenza”.

Questa riflessione tocca un tema attuale sull’atteggiamento spesso più severo e meno empatico riservato alle donne famose che attraversano momenti difficili. Analogie si possono trovare anche in altri contesti, come negli Stati Uniti, dove personaggi come Britney Spears o Lindsay Lohan sono stati oggetto di giudizi pubblici spietati in momenti di crisi. Al contrario, casi di questa portata sono meno comuni per uomini famosi, che spesso ricevono un trattamento meno aggressivo.

Nel corso dell’intervista, l’influencer non ha evitato di riconoscere le proprie responsabilità, ricordando di aver pagato una multa sostanziosa: “Sono stata multata con una sanzione di un milione di euro per pubblicità ingannevole. Tre giorni dopo ho donato un altro milione in beneficenza. Era dicembre 2023, più di due anni fa. Ritenevo che la questione fosse ormai chiusa”.

Un aspetto che rileva anche il noto giornalista e direttore del Corriere della Sera, Luciano Fontana, che in un editoriale pubblicato il 25 aprile 2024 ha scritto: “La vicenda Ferragni è un chiaro esempio di come la sovraesposizione mediatica possa trasformarsi in una condanna sommaria, soprattutto per le donne. È indispensabile un giornalismo più responsabile e meno incline all’istigazione al linciaggio pubblico.” (Fonte: Corriere della Sera).

Anche la ministra per le Pari Opportunità, Maria Rosa Spadoni, ha commentato il caso in un’intervista a RaiNews24: “È fondamentale riconoscere il peso del pregiudizio di genere in vicende come questa. La società e i media devono promuovere un racconto più equo e meno tossico verso le donne che si espongono pubblicamente.” (Fonte: RaiNews24).

La vicenda di Chiara Ferragni rappresenta dunque un momento di riflessione non solo personale, ma anche culturale e mediatica, riguardo al modo in cui le donne di successo sono trattate e alla necessità di un’informazione più equilibrata e rispettosa.

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