I miliardari hanno fatto una promessa, ora alcuni vogliono tirarsi indietro.

I miliardari hanno fatto una promessa, ora alcuni vogliono tirarsi indietro.

In un contesto sociale in cui GoFundMe ha riportato un aumento del 17% nelle campagne di raccolta fondi per necessità basilari nel 2022, è chiaro che la richiesta di aiuto sta crescendo. La lotta per il cibo, l’alloggio e altre necessità è tangibile, rappresentando una crescente frustrazione tra le masse. Sebbene le decisioni delle aziende filantropiche possano sembrare distaccate, è difficile non notare la coincidenza temporale.

Molti dei più ricchi stanno continuando a donare, ma lo fanno secondo i propri termini. L’iniziativa Chan Zuckerberg ha recentemente tagliato posti di lavoro per riorientarsi dalle cause di giustizia sociale verso un network di ricerca biologica. Anche Gates ha annunciato piani per donare gran parte della sua ricchezza attraverso la sua fondazione, insistendo di non voler morire ricco.

La situazione attuale ricorda stando alla storia il periodo della Gilded Age, dove la correzione non venne dalle donazioni, ma da politiche pubbliche come il trust-busting e le tasse sui patrimoni. Gli strumenti di controllo che hanno portato a queste correzioni sembrano ora diversi. Oggi si costruiscono fortune in pochi anni mentre il sistema di protezione sociale viene eroso.

La ricchezza accumulata dai miliardari nel 2025 sarebbe stata sufficiente a dare 250 dollari a ogni persona nel mondo, lasciando loro comunque con più di 500 miliardi di dollari in guadagni. Sebbene il Giving Pledge fosse originariamente un “impegno morale” senza vincoli, ora sottilmente rappresenta un cambio di direzione verso la percezione pubblica della filantropia.

Fonti: New York Times, Oxfam, HBO

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