I token AI: un bonus innovativo o solo una spesa necessaria per le aziende?
I token potrebbero realmente diventare il quarto pilastro del compenso ingegneristico. Ma gli ingegneri potrebbero voler essere cauti prima di abbracciare questa novità come un chiaro vantaggio. Più token potrebbero significare più potere nel breve termine, ma date le rapide evoluzioni del settore, non garantiscono necessariamente una maggiore sicurezza lavorativa. Ad esempio, un ampio budget di token porta inevitabilmente a grandi aspettative. Se un’azienda finanzia di fatto l’equivalente del lavoro di un altro ingegnere a tuo favore, la pressione implicita è quella di produrre a un ritmo doppio (o più).
Un problema più complesso emerge: quando la spesa per i token per dipendente si avvicina o supera il salario di quel dipendente, la logica finanziaria relativa alla forza lavoro comincia a cambiare. Se il calcolo esegue la maggior parte del lavoro, diventa sempre più difficile evitare la questione di quanti umani siano realmente necessari per coordinare questo lavoro.
Jamaal Glenn, un MBA di Stanford e CFO di servizi finanziari con esperienza come VC, osserva che ciò che potrebbe sembrare un vantaggio può rivelarsi un modo intelligente per le aziende di gonfiare il valore apparente del pacchetto retributivo senza aumentare stipendi o azioni – quegli aspetti che effettivamente compongono il valore nel tempo per un impiegato. Il tuo budget di token non è soggetto a vesting; non cresce di valore e non compare nelle negoziazioni successive come fa uno stipendio base o l’assegnazione di azioni. Se le aziende riescono a normalizzare i token come forma di pagamento, potrebbero trovare più facile mantenere costante il compenso in contante mentre puntano su un crescente budget di calcolo come prova di investimento nei loro dipendenti.
Questa potrebbe rivelarsi una buona mossa per l’azienda, ma se sia vantaggiosa per gli ingegneri rimane una questione aperta, alla quale molti di loro non hanno ancora abbastanza informazioni per rispondere.
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