Iran: tra portaerei e diplomazia, gli Usa navigano tra attacco e negoziato.

Iran: tra portaerei e diplomazia, gli Usa navigano tra attacco e negoziato.

Iran: tra portaerei e diplomazia, gli Usa navigano tra attacco e negoziato.

Il Rinvio dell’Intervento Militare Americano in Iran

Di Vincenzo Petrone (*)

ROMA (ITALPRESS) – Secondo ultime indiscrezioni provenienti dal Pentagono, l’intervento militare americano previsto per mercoledì è stato rinviato di alcuni giorni. Questo ritardo sembra mirato a garantire l’arrivo del gruppo navale della portaerei Abraham Lincoln nel Golfo Persico, per evitare qualsiasi reazione immediata da parte dell’Iran, in particolare il tentativo di chiudere lo Stretto di Hormuz. Segno di questa strategia è la sospensione delle esecuzioni di 800 manifestanti, esibita da Trump come un traguardo personale, che avrebbe influenzato la decisione di ritardare l’azione militare.

Negoziazioni Sottotraccia tra USA e Iran

Fonti rivelano che la sospensione delle esecuzioni è stata concordata tra i vertici iraniani e Washington tramite mediatori del Qatar e della Federazione russa. Ciò non esclude che un attacco avvenga, probabilmente nella seconda metà della prossima settimana, quando la Marina americana potrà operare autonomamente. Dopo le minacce espresse pubblicamente, è improbabile che Trump faccia un passo indietro definitivo. La possibilità che l’attacco militare si concretizzi rimane alta.

Nonostante la suspense riguardante il come e il quando, è chiaro che Washington e Teheran stanno attivamente negoziando. Anche Israele non resta in attesa: i Servizi di Tel Aviv hanno comunicato agli iraniani di non voler partecipare a un intervento americano, a condizione che l’Iran non colpisca obiettivi israeliani in caso di attacco statunitense. Tale accordo, se confermato, apre a ulteriori dinamiche politiche nella regione.

Le Dinamiche Regionali e il Ruolo di Israele

Le relazioni tra Iran, USA e Israele sono complesse. Una soluzione diplomatica che stabilisca interessi comuni potrebbe essere la chiave, ma le implicazioni sono molteplici. Israele e Arabia Saudita, infatti, non vedono di buon occhio un ritorno all’Accordo di Obama sul nucleare iraniano. Nonostante i suoi meriti, questo accordo ha soltanto limitato l’arricchimento dell’uranio senza eliminarlo, lasciando intatta la produzione di missili balistici iraniani.

Recenti notizie evidenziano l’intercettazione da parte americana di una nave russa, carica di perclorato di ammonio destinato all’Iran, un componente chiave per i missili balistici. I rapporti suggeriscono che l’Iran stia quindi ripristinando il suo arsenale missilistico. In caso di attacco, Israele mirerà alle strutture di assemblaggio di questi missili, riducendo ulteriormente la minaccia percepita.

Ciononostante, la stabilità dell’Accordo Obama rimane cruciale per le potenze regionali. Una ripresa del programma nucleare iraniano mette in allerta non solo Israele, ma anche l’Arabia Saudita, per cui il programma rappresenta un incubo persistente. Gli eventi recenti sembrano aver rafforzato la posizione di Israele, segnando un colpo durissimo al potenziale militare iraniano.

L’Impatto delle Sanzioni e le Aspirazioni di Libertà in Iran

Durante le trattative sotterranee, un tema ricorrente è l’allentamento delle sanzioni per favorire l’economia iraniana. Rimuovere le restrizioni economiche potrebbe dare una boccata d’ossigeno al regime di Khamenei, attualmente minacciato dalla crisi economica interna. Ma questo porterebbe a finanziare attività militari e gruppi terroristici, complicando ulteriormente la situazione.

La realtà in Iran rimane complessa: esistono forze interne che desiderano libertà democratica, ma il regime teocratico rimane saldamente al potere. Le manifestazioni di dissenso sono state represse, e la domanda di libertà e diritti non trova sempre riscontro nelle masse. Si è vista una pausa nelle proteste, segno che le Guardie della Rivoluzione sanno mantenere il controllo della situazione.

Il futuro della diplomazia tra Iran e Stati Uniti rimane incerto. Un possibile attacco americano, per quanto simbolico, potrebbe accompagnarsi a concessioni iraniane per rallentare il programma missilistico e i finanziamenti a gruppi come Hezbollah, Hamas e Houthi. Fonti ufficiali suggeriscono che tali negoziati potrebbero essere in corso, esacerbando le tensioni regionali ma aprendo anche a spiragli di dialogo.

In questo scenario, le aspirazioni della popolazione iraniana per la libertà potrebbero essere messe in secondo piano rispetto agli interessi geopolitici delle potenze coinvolte. L’equilibrio delicato tra sicurezza interna ed esterna continuerà a influenzare le decisioni di Washington mentre la regione osserva attentamente l’evolversi della situazione.

(*) ambasciatore

-Foto IPA Agency-(ITALPRESS).

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