Minneapolis: il “patsy” non basta per risolvere i problemi attuali della città.

Minneapolis: il “patsy” non basta per risolvere i problemi attuali della città.

La Ritirata di Trump: Limiti nella Politica della Paura

NEW YORK (ITALPRESS) – La recente uscita di scena di Donald Trump da Minneapolis segna un importante punto di svolta nella politica americana, evidenziando i limiti della strategia basata sulla paura. Questo cambio di rotta arriva dopo l’incidente tragico che ha coinvolto Alex Pretti, un infermiere di 37 anni, ucciso da agenti federali. Dopo l’evento, l’amministrazione ha cercato di spostare la colpa sulla vittima. Tuttavia, i video diffusi dai cittadini hanno messo a nudo la verità: Pretti era disarmato e stava semplicemente parlando al telefono prima di essere colpito a morte dagli agenti dell’ICE.

Un Capro Espiatorio Scomodo

Il fulcro di questo dramma politico è Gregory Bovino, comandante della Border Patrol a Minneapolis, scelto come volto pubblico di una repressione che in realtà trascende la sua figura. Bovino è apparso come un “patsy”, un capro espiatorio, strumentalizzato dall’amministrazione per distogliere l’attenzione dai veri responsabili. In cima alla gerarchia ci sono nomi noti: Kristi Noem, segretaria alla Sicurezza interna; Kash Patel, direttore dell’FBI; Stephen Miller, vice capo dello staff; e infine, lo stesso Trump, che si è rifugiato in un copione collaudato di distorsione della realtà.

I video virali diffusi sui social media hanno avuto un effetto boomerang, mostrando al pubblico la realtà dei fatti. Queste prove visive non solo hanno smentito la narrazione ufficiale, ma hanno anche esposto un evidente vuoto di credibilità da parte dell’amministrazione federale. È chiaro che i repubblicani al Congresso, sottoposti a pressioni crescenti dalle loro basi, non possono più ignorare o nascondere la verità.

La Reazione dei Media e la Risposta Pubblica

La reazione dei media è stata altrettanto significativa. Anche pubblicazioni storicamente allineate con Trump, come il Wall Street Journal e il New York Post, hanno cambiato atteggiamento, adottando un tono critico nei confronti della gestione della crisi. Il Wall Street Journal, che risponde a investitori e dirigenti esigenti, ha abbracciato una narrazione basata sulla realtà piuttosto che sulla propaganda. D’altra parte, il New York Post ha dovuto affrontare una base trumpiana che è disposta a tollerare molte cose, ma non può ignorare ciò che è visibile a occhio nudo.

I video registrati dai cittadini hanno demolito la narrazione ufficiale e posto un limite che né il denaro né l’ideologia possono superare. Questo fatto non è sfuggito all’osservazione degli analisti politici, che hanno visto in questo evento un campanello d’allarme per la strategia comunicativa dell’amministrazione.

Una Nuova Direzione per la Border Patrol?

Attualmente, Trump si trova costretto a “mordere il taco” e a ritirarsi dalla sua posizione iniziale. La sua iniziativa di normalizzare una narrativa autoritaria, fondata sulla paura e sulla manipolazione, è stata esposta per quello che è davvero: una menzogna di Stato. Bovino non può rimanere il solo capro espiatorio; le sue spalle non sono abbastanza larghe per sopportare il peso dell’intera amministrazione.

Si sta già discutendo delle possibili conseguenze per Kristi Noem, soprannominata “Barbie ICE”, e per tutti coloro che scelgono di anteporre la narrativa alla verità oggettiva. In un’epoca in cui i cittadini possono assistere agli eventi in tempo reale, è chiaro che la propaganda che contraddice evidenze video palesi non può reggere.

L’Arrivo di Homan: Una Nuova Era?

La sostituzione di Bovino con Tom Homan, ritenuto lo “zar delle frontiere” di Trump, desta preoccupazioni. Homan è noto per le sue politiche aggressive in tema di immigrazione e per la sua attitudine a ignorare i limiti imposti dalla legge. L’arrivo di Homan a Minneapolis non rappresenta una ritirata, ma piuttosto un “upgrade”: meno errori, maggiore efficienza e la stessa strategia coercitiva di prima. Se Bovino era sacrificabile, Homan è pronto a svolgere lo stesso lavoro sporco con maggiore disciplina e senza troppo clamore.

In conclusione, i recenti sviluppi nella politica migratoria e nella gestione della comunicazione da parte dell’amministrazione Trump segnalano un cambiamento significativo. La resistenza dei repubblicani, il cambiamento di tono dei media e l’inesorabile diffusione della verità attraverso i social media sottolineano la fragilità di una strategia basata sulla paura. L’era della disinformazione sembra giungere a un limite, mentre il bisogno di una maggiore responsabilità politica diventa sempre più urgente.

Fonti:

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