Onu denuncia schiavitù come crimine gravissimo; Italia si astiene dalla votazione.

Onu denuncia schiavitù come crimine gravissimo; Italia si astiene dalla votazione.

Onu denuncia schiavitù come crimine gravissimo; Italia si astiene dalla votazione.

Approvata dalla ONU una Risoluzione Storica sulla Schiavitù

NEW YORK (STATI UNITI) – L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha fatto un passo significativo approvando una risoluzione che definisce la tratta degli schiavi africani e la schiavitù razzializzata come “il crimine più grave contro l’umanità”. Questo provvedimento, promosso dal Ghana a nome del gruppo africano, ha ottenuto 123 voti favorevoli rispetto a 3 contrari – Stati Uniti, Israele e Argentina – e 52 astensioni, comprese quelle di molti Paesi europei, Italia inclusa. L’aula ha applaudito al termine della votazione, dimostrando l’importanza dell’evento, ma la decisione ha anche evidenziato divisioni politiche significative sul significato della risoluzione. Il testo mette in evidenza la portata senza precedenti della schiavitù in termini di “scala, durata, brutalità e conseguenze durature” e riconosce le riparazioni come un modo per affrontare ingiustizie storiche.

Le Reazioni a Questa Importante Decisione

Per il Ghana, l’approvazione della risoluzione rappresenta un trionfo storico. Il ministro degli Esteri ghanese, Samuel Okudzeto Ablakwa, ha dichiarato: “Abbiamo affermato una verità”, sottolineando l’importanza di “memoria e silenzio” e di un passo avanti verso la giustizia. Annalena Baerbock, presidente dell’Assemblea Generale, ha definito la schiavitù come una delle peggiori violazioni dei diritti umani nella storia. Nel frattempo, il Segretario Generale dell’ONU, António Guterres, ha esortato gli Stati a confrontarsi con le eredità della schiavitù e a lavorare per eliminare le disuguaglianze che continuano a colpire le persone di origine africana.

Gli Stati Uniti, poi, hanno mostrato un’opposizione netta. L’ambasciatore Dan Negrea ha riconosciuto gli “orrori storici” della schiavitù ma ha definito la risoluzione “altamente problematica”. Washington contesta l’impianto giuridico del testo, rifiutando l’idea che gli atti avvenuti tra il XV e il XIX secolo possano essere considerati violazioni del diritto internazionale secondo i parametri attuali, e non riconosce un diritto legale alle riparazioni. Contrariamente a quanto sostenuto dal Ghana e da altri Paesi, gli Stati Uniti criticano il riferimento alla “giustizia riparativa”, sollevando dubbi sui beneficiari delle misure e sui contenuti della proposta, ritenuti carenti in termini di chiarezza e robustezza.

La posizione europea è stata critica, ma diversa. L’astensione di Italia, Francia e altri Paesi dell’Unione Europea è stata giustificata da Gabriella Michaelidou, vice rappresentante permanente di Cipro all’ONU. L’Unione ha riconosciuto la tratta come una tragedia che “non può e non deve essere dimenticata”, ma ha espresso riserve su vari punti del testo. È stato contestato in particolare l’uso del termine “più grave”, ritenuto giuridicamente impreciso, poiché suggerirebbe una gerarchia tra i crimini contro l’umanità. Inoltre, sono state sollevate critiche su alcuni riferimenti storici, considerati divisivi e selettivi, e sul fondamento legale delle riparazioni, visto come incompatibile con il principio di non retroattività del diritto internazionale. Bruxelles ha anche lamentato un processo negoziale affrettato e poco aperto a modifiche.

Nonostante le critiche, il Ghana rivendica il risultato come un passo necessario e urgente. “Non possiamo più aspettare”, ha affermato Ablakwa, sottolineando che, a un secolo dall’abolizione della schiavitù, non ci sono stati reali progressi in termini di giustizia. Per Accra, le riparazioni non devono essere intese come semplici trasferimenti monetari, ma piuttosto come strumenti concreti per affrontare disuguaglianze strutturali, includendo investimenti nel settore educativo, nello sviluppo e nella restituzione dei beni culturali. Questo voto segna un’importante tappa simbolica, ma la questione rimane aperta: come si possono tradurre riconoscimenti storici in misure pratiche e condivise a livello globale?

In questo contesto, la risoluzione delle Nazioni Unite rappresenta non solo un segnale di riconoscimento delle ingiustizie storiche, ma anche una sfida per la comunità internazionale a trovare un consenso sui modi per affrontare tale eredità.

Fonti ufficiali: ONU, Ministero degli Esteri del Ghana.

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