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Riflessioni sulla partecipazione dei genitori
Il dottor Gratteri ha affrontato il tema della partecipazione dei genitori, e pur riconoscendo che una minoranza di genitori possa aver mostrato comportamenti indesiderati, ritengo sia importante non generalizzare. La mia esperienza, accumulata in oltre trent’anni di insegnamento, dimostra che frequentemente le famiglie sono meno coinvolte di quanto dovrebbero nella vita scolastica dei loro figli.
Dal periodo dei “decreti delegati” degli anni Settanta, la presenza dei genitori negli organi collegiali è stata regolamentata in modo molto puntuale. In particolare, nei consigli di classe, i genitori non partecipano agli scrutini periodici e finali, né ai momenti di coordinamento didattico. La loro influenza si limita a specifici momenti consultivi, come la stesura del Piano Triennale dell’Offerta Formativa.
È evidente, dunque, che esiste una lacuna nella partecipazione familiari. Spesso, al termine del ciclo di istruzione di base, l’educazione dei ragazzi viene completamente delegata alla scuola. Quando, in seguito, un numero ristretto di genitori si rende conto di problematiche, come un’insufficienza, agisce in modo scomposto, talvolta anche aggressivo. Questi episodi, sebbene gravi, non possono dare un quadro esaustivo della totalità delle famiglie.
