Protesi d’anca: in Italia ogni anno si effettuano 100 mila interventi innovativi e salvavita.

Protesi d’anca: in Italia ogni anno si effettuano 100 mila interventi innovativi e salvavita.

Protesi d’anca: in Italia ogni anno si effettuano 100 mila interventi innovativi e salvavita.

Protesi d’anca: cosa sapere sull’intervento

L’intervento di protesi d’anca rappresenta una soluzione efficace per la sostituzione dell’articolazione in caso di problematiche gravi. Di norma, questo intervento viene praticato per trattare l’artrosi dell’anca, ma anche in situazioni di fratture, necrosi alla testa del femore e malattie sia congenite che acquisite nei giovani. Ogni anno in Italia si registrano circa 100.000 interventi di sostituzione protesica d’anca, un numero in costante aumento grazie all’incremento dell’aspettativa di vita e ai progressi nella tecnologia medica.

Grazie a tecniche chirurgiche innovative e meno invasive, come i navigatori e la chirurgia robotica, l’intervento di protesi d’anca diventa meno traumatico. Questi approcci riducono il dolore postoperatorio e accelerano il recupero, consentendo ai pazienti di tornare a una vita attiva in tempi brevi. Il recupero della deambulazione inizia già nelle prime ore dopo l’intervento e, nella maggior parte dei casi, entro 6-12 settimane è possibile riprendere le normali attività quotidiane.

Cause e sintomi delle problematiche all’anca

Le cause principali che portano a un intervento di protesi d’anca sono spesso legate all’artrosi, ma non si limitano a questo. Le fratture del femore prossimale negli anziani sono uno dei motivi più comuni. Vi sono anche condizioni ereditarie e patologie sostenute dall’infanzia, come la displasia dell’anca, che possono rendere necessaria l’intervento. Filippo Randelli, direttore dell’Unità operativa complessa dell’Istituto ortopedico Gaetano Pini di Milano, spiega che le alterazioni nell’articolazione possono derivare da carichi distribuiti in modo errato o da malformazioni congenite.

I sintomi tipici comprendono dolore persistente e funzionalità limitata nelle attività quotidiane. Pazienti con gravi degenerazioni articolari possono sperimentare difficoltà anche nelle azioni più semplici, come indossare calze, andare in bicicletta o camminare per più di 500 metri. Significativa è l’importanza della diagnosi precoce; i pazienti spesso si rendono conto che è necessario operare prima ancora che un medico li allerti.

Randelli aggiunge che il problema non è esclusivo per le persone anziane; anche i giovani sportivi possono sviluppare problematiche alla testa del femore a causa di un’alterazione dovuta a uno sport praticato senza il giusto equilibrio. Alti livelli di attività fisica possono portare a situazioni di sovraccarico che, nel tempo, danneggiano l’articolazione.

Secondo uno studio pubblicato su una rivista medico-scientifica britannica, l’intervento di protesi d’anca è stato definito “l’intervento del millennio”, attribuendo a questa procedura una percentuale di successo tra le più elevate in campo medico. L’adozione di tecniche chirurgiche a bassa invasività ha contribuito notevolmente alla diminuzione dei tempi di recupero funzionale, aspetto cruciale per i pazienti più giovani.

Scelta del chirurgo e aspettative sul lungo termine

Al momento di scegliere un chirurgo per l’impianto della protesi d’anca, è fondamentale essere informati e selettivi. L’80% della popolazione mondiale si affida a Internet per trovare un medico, ma è essenziale non fermarsi ai primi risultati. Consultare fonti scientifiche, leggere recensioni e chiedere raccomandazioni possono fare la differenza. L’era digitale offre molte informazioni utili, ma è importante navigare in siti affidabili e professionali.

Le protesi d’anca presentano un’eccezionale durata. Gli ultimi dati indicano che, dopo vent’anni, la soglia di sopravvivenza è del 95%. Quest’ottima percentuale di successo fa ben sperare, ma è importante ricordare che esiste un 5% di rischio di fallimento, legato principalmente all’usura o a un uso improprio della protesi. Il medico sarà in grado di monitorare eventuali segni di usura e, se necessario, attuare un intervento di revisione per sostituire solo le parti danneggiate, evitando complicazioni maggiori.

In ogni fase della riabilitazione post-operatoria, è consigliato mantenere un dialogo aperto con il chirurgo e seguire le indicazioni fornite. È fondamentale tempestivamente affrontare problematiche emergenti e ricevere indicazioni personalizzate sul grado di attività fisica adeguato. Molti pazienti scoprono che, se l’intervento è andato a buon fine, sono capaci di svolgere attività quotidiane e sportive con una rinnovata mobilità.

Per informazioni ulteriori e dettagli consultabili, è possibile visitare il sito della Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia (SIOT) qui o fare riferimento a fonti come il Ministero della Salute.


L’argomento della protesi d’anca è di grande attualità e interesse. Seguire consigli e indicazioni di esperti può fare una notevole differenza nel successo della procedura e nel ritorno alla vita quotidiana.

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