“Pulcini: la sorprendente connessione tra suoni e forme nel loro linguaggio”
I dati, raccolti su soggetti di appena pochi giorni di vita, suggeriscono l’esistenza di una predisposizione biologica a collegare informazioni uditive e visive. Questo indicherebbe che il fenomeno non sia esclusivamente umano, ma condiviso da specie differenti.
“Non è necessario possedere un cervello strutturato per il linguaggio per stabilire connessioni tra suoni e forme”, ha spiegato Maria Loconsole del Dipartimento di Psicologia Generale dell’Università di Padova. “I nostri risultati evidenziano l’esistenza di meccanismi percettivi di base comuni a più specie”.
Le implicazioni sono rilevanti anche per lo studio dell’origine del linguaggio, suggerendo che il fonosimbolismo possa avere radici evolutive profonde.
Nel complesso, queste ricerche mettono in evidenza quanto le connessioni tra sensi diversi siano fondamentali nella percezione. Potrebbero proprio questi meccanismi elementari, condivisi tra specie, aver contribuito alla nascita e allo sviluppo del linguaggio umano.
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