Recensione di Los Thuthanaka Wak’a: Un’esperienza culturale unica da non perdere in Perù.
Los Thuthanaka e il loro viaggio musicale unico
La band Los Thuthanaka ha sorprendentemente conquistato il titolo di album dell’anno assegnato da Pitchfork nel 2022, grazie al loro disco di esordio omonimo. La particolarità? Non era disponibile in streaming, il che ha fatto sì che passasse inosservato. Dopo che Pitchfork lo ha collocato al primo posto nella sua lista di fine anno, ho riscoperto la sua straordinarietà. Los Thuthanaka offre un suono che non si può paragonare a nessun altro artista. La loro musica è gioiosa e pungente, come se stesse risuonando da un altoparlante Bluetooth difettoso nel cortile di un vicino, eppure è semplicemente gloriosa.
L’EP “Wak’a” e il Suo Stile
L’EP di follow-up, “Wak’a”, modifica il ritmo e smussa alcuni degli spigoli più affilati della loro musica. Mantiene una tavolozza sonora caratterizzata da altoparlanti saturi e strumenti tradizionali boliviani. Questa miscela crea un sound che è una fusione di plunderphonics e rock psichedelico. “Wak’a” deve circa altrettanto al genere shoegaze, con progressioni armoniche e melodie più nostalgiche. Le chitarre sono immerse in fuzz e riverbero, e ci sono ottoni e tastiere che emergono dal mix come ricordi sfocati di altre canzoni.
Un’Interpretazione Auro-Visiva
I membri fondatori Chuquimamani-Condori e Joshua Chuquimia Crampton offrono un’interpretazione sonora della leggenda di creazione Aymara che narra il primo sorgere del sole. Questo avviene attraverso tre brani che durano appena 18 minuti e mezzo. Chi acquista “Wak’a” su Bandcamp riceve anche un PDF creato in collaborazione con Ch’ama Native Americas che racconta la storia in lingua aymara.
