Recensione di Los Thuthanaka Wak’a: Un’esperienza culturale unica da non perdere in Perù.
Questa EP riesce a dare la sensazione di un mondo che emerge dall’oscurità. Il brano di apertura “Quta (capo-kullawada)” inizia con un drone di sintetizzatore basso e il suono dei grilli, prima che una melodia di chitarra in stile Eno e un ritornello di batteria distorta prendano piede. “Wara Wara (capo-kullawada)” è una composizione bella ma al contempo inquietante. Il muro sonoro che crea è opprimente e sconvolgente, come ci si potrebbe aspettare dalle prime raggi di sole che colpiscono persone abituate a vivere nella notte eterna. Raggiunge infine un apice catartico in cui ottoni, tastiere, voci graffianti e chitarre asimmetriche si scontrano in un caos strabiliante.
Un Finale Rilassante
In confronto, “Ay Kawkinpachasa? (capo-kullawada)” offre un travaglio più rilassante, nonostante la sua disposizione densa in cui gli strumenti singoli risultano sempre più difficili da distinguere. Qui possiamo sentire quello che sembrano essere fisarmonica, violino e tastiere tutte in competizione per lo stesso spazio sonoro, mentre le chitarre trepidanti prendono il sopravvento giusto in tempo per la conclusione dell’EP.
