Recettore dei glucocorticoidi: chiave nella resistenza alla chemioterapia svelata in nuovi studi

Recettore dei glucocorticoidi: chiave nella resistenza alla chemioterapia svelata in nuovi studi

Recettore dei glucocorticoidi: chiave nella resistenza alla chemioterapia svelata in nuovi studi

Nuove scoperte sul carcinoma ovarico di alto grado: un passo avanti nella comprensione e nel trattamento

Il carcinoma ovarico di alto grado (HGOC) rappresenta una delle neoplasie ginecologiche più temibili e complesse da trattare. Nonostante i recenti progressi nelle terapie, molte pazienti devono affrontare recidive a causa della resistenza ai trattamenti chemioterapici. Un recente studio condotto in Italia ha aperto nuove prospettive nella comprensione di questo tipo di tumore, contribuendo a gettare luce su meccanismi poco noti finora.

Il ruolo inaspettato del recettore dei glucocorticoidi

Un’analisi congiunta dell’Università della Campania “Luigi Vanvitelli” e dell’Istituto di genetica e biofisica “A. Buzzati-Traverso” (Cnr-Igb) ha messo in evidenza un ruolo sorprendente del recettore dei glucocorticoidi nella progressione del carcinoma ovarico. Questi ormoni, tra cui il cortisone, vengono comunemente utilizzati durante le terapie chemioterapiche per mitigare le reazioni avverse e la tossicità. Tuttavia, fino ad ora, il loro impatto specifico sulla progressione della malattia non era chiaro.

La ricerca, condotta dalla Professoressa Gilda Cobellis e dalla dottoressa Gabriella Minchiotti, ha rivelato che l’attivazione del recettore dei glucocorticoidi regola processi fondamentali che influenzano l’avanzamento del tumore. Tra questi, spiccano la transizione epitelio-mesenchimale (EMT), l’eterogeneità cellulare e la resistenza al cisplatino, il principale chemioterapico utilizzato per affrontare il tumore ovarico. Questi fattori hanno un ruolo significativo nella crescente insensibilità ai trattamenti e nella diminuzione della sopravvivenza delle pazienti affette.

La dormienza cellulare: un meccanismo chiave

Uno degli aspetti più intriganti della ricerca è il progresso nella comprensione della dormienza cellulare, uno stato in cui le cellule tumorali possono entrare in una fase di proliferazione lenta, ma reversibile. I ricercatori hanno scoperto che l’attivazione del recettore dei glucocorticoidi può contribuire a questo fenomeno.

Utilizzando colture cellulari tridimensionali, che simulano più fedelmente l’ambiente reale del tumore rispetto alle tradizionali colture bidimensionali, i ricercatori hanno dimostrato che le cellule possono entrare in questo stato di dormienza. La Professoressa Cobellis spiega: «Questo stato presenta una ridotta sintesi proteica e una riprogrammazione metabolica, che consente alle cellule di adattarsi a condizioni di stress».

In particolare, cambia il metabolismo cellulare e si attivano meccanismi adattativi che possono consentire alle cellule sopravvissute di riattivarsi in condizioni favorevoli, contribuendo così alle recidive del tumore ovarico.

Implicazioni per il trattamento futuro

L’indagine suggerisce che piccole popolazioni di cellule tumorali dormienti possono sopravvivere anche dopo le terapie, per poi risvegliarsi, originando recidive anche a distanza di tempo. Comprendere questo meccanismo è quindi fondamentale per affrontare uno dei principali problemi legati al carcinoma ovarico di alto grado.

Grazie a finanziamenti dell’Università Vanvitelli, della Regione Campania e della Fondazione AIRC, lo studio ha svelato potenziali percorsi per lo sviluppo di terapie più efficaci e personalizzate. I risultati, pubblicati sulla rivista Molecular Cancer, forniscono una solida base per futuri studi preclinici e clinici. Presso l’università, hanno collaborato con i ricercatori coinvolti anche esperti di altre discipline, come il Professor Luigi Cobellis e il Professor Renato Franco, specializzati rispettivamente in ginecologia e anatomia patologica, nonché la Professoressa Lucia Altucci, esperta in medicina di precisione.

Verso terapie più mirate

Le informazioni emerse da questo studio innovativo potrebbero rivoluzionare l’approccio terapeutico nei casi di carcinoma ovarico di alto grado. L’analisi della dormienza cellulare e del comportamento dei recettori dei glucocorticoidi pone le basi per sviluppare farmaci che non solo affrontano il tumore attivamente, ma che potrebbero anche agire sulle cellule dormienti per prevenire future recidive.

Con l’evoluzione della ricerca scientifica, è possibile che nei prossimi anni si assista a un cambiamento significativo nelle strategie terapeutiche. L’auspicio è che progressi come questi possano migliorare significativamente le prospettive di vita delle pazienti.

Fonti ufficiali

  • Università della Campania “Luigi Vanvitelli”
  • Cnr-Igb, Istituto di genetica e biofisica “A. Buzzati-Traverso”
  • Rivista Molecular Cancer

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