Recupero dopo paratiroidectomia: tempi e consigli essenziali per tornare in forma
Indicazioni e modalità della paratiroidectomia
La paratiroidectomia viene indicata principalmente in caso di iperparatiroidismo, una condizione in cui una o più ghiandole paratiroidi secernono eccessivamente l’ormone PTH, provocando squilibri nel metabolismo del calcio. La causa più frequente è un adenoma paratiroideo benigno, mentre il cancro delle paratiroidi è estremamente raro.
La decisione di intervenire chirurgicamente dipende da vari fattori: età del paziente, livelli di calcio nel sangue e nelle urine, nonché la presenza di sintomi correlati. In alcuni casi, l’adenoma può essere monitorato senza intervento chirurgico.
Intervento chirurgico e tecniche utilizzate:
- La paratiroidectomia tradizionale prevede un’incisione di 5-10 cm sul collo, sotto il pomo d’Adamo, per localizzare e rimuovere le ghiandole malate.
- Se tutte e quattro le ghiandole devono essere asportate, a volte si innesta un pezzo di tessuto sano nel muscolo dell’avambraccio per mantenere stabile il metabolismo del calcio.
- Nei casi in cui non sia possibile il trapianto, il paziente dovrà assumere integratori di calcio per tutta la vita.
Esistono diversi approcci meno invasivi, che riducono cicatrici e tempi di recupero:
- Paratiroidectomia minimamente invasiva: prevede l’uso di un tracciante radioattivo e di una sonda speciale per identificare la ghiandola malata. La procedura richiede un’incisione laterale di soli 2-3 cm ed è rapida, circa un’ora.
- Paratiroidectomia video-assistita: vengono eseguite due piccole incisioni e viene utilizzata una videocamera per guidare la rimozione.
- Paratiroidectomia endoscopica: la rimozione avviene tramite piccole incisioni nel collo e sopra la clavicola, con l’utilizzo di strumenti endoscopici.
