Sussidi governativi danneggiano gli sforzi di conservazione in Australia? Scopri di più ora!
Impegni Internazionali e Prospettive Future
Ci sono impegni internazionali che iniziano a focalizzare l’attenzione su questo problema. Sotto il framework globale di biodiversità Kunming-Montreal, adottato nel 2022, i Paesi si sono impegnati a identificare e riformare incentivi dannosi entro il 2025 e a ridurli sostanzialmente entro il 2030. L’Australia è un firmatario, ma non ha ancora fornito una stima ufficiale di tali sussidi. Lo studio di Elton è stato motivato in parte da questa lacuna.
È importante sottolineare che la cifra fornita dai ricercatori è conservativa e considera solo i sussidi federali espliciti che possono essere quantificati con i dati disponibili. Restano esclusi i sussidi impliciti e la spesa dei governatori statali, che giocano un ruolo cruciale nella regolamentazione dell’uso del suolo e nella gestione delle risorse. Pertanto, l’entità reale degli incentivi dannosi per la biodiversità potrebbe essere superiore.
Reformare questi sussidi è politicamente complesso, dato che molti di essi sostengono industrie che generano occupazione e sviluppo regionale. Un ritiro brusco potrebbe causare costi per le comunità già in fase di transizione economica. Le proposte suggeriscono che la riforma dovrebbe essere graduale e accompagnata da politiche di supporto per i lavoratori e le aree colpite.
La questione non riguarda solo quanto spendere per proteggere la natura, ma se il denaro pubblico stia contribuendo al suo degrado silenzioso.
