Utilizzare il voto per punire comportamenti scorretti: l’analisi dell’esperto.

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Le Sanzioni Disciplinari e il loro Impatto sulla Valutazione

Il professor Salvatore Nocera, esperto di disabilità e inclusione, analizza una problematica rilevante nel contesto educativo. In alcune classi, gli studenti possono subire sanzioni disciplinari che si traducono in un abbassamento dei voti. Questa pratica, però, sembra contrastare con quanto stabilito dall’art. 4, comma 3 del D.P.R. n. 249/1998, noto come “Statuto delle studentesse e degli studenti”. Secondo tale articolo, “Nessuna infrazione disciplinare connessa al comportamento può influire sulla valutazione del profitto”.

La normativa di riferimento stabilisce una netta separazione tra le sanzioni relative a comportamenti occasionali e quelle derivate da comportamenti ripetuti. Nel caso di infrazioni sporadiche, si applicano le regole stabilite, mentre nel caso di comportamenti ripetuti nel tempo, la sanzione disciplinare può portare a conseguenze severe: si può arrivare a una valutazione di condotta pari a 5, che può comportare bocciatura o debiti formativi. Questo aspetto è stato recentemente aggiornato anche per le scuole secondarie di primo grado con l’introduzione del comma 2-bis dell’art. 6 del DLgs 62/2017, modificato dalla L. 150/2024.

Un’ulteriore modifica normativa ha avuto luogo con il comma 2-bis dell’art. 17 del D.Lgs. n. 62/2017, che stabilisce che l’esame di maturità è valido solo se il candidato ha regolarmente svolto tutte le prove necessarie. Ciò implica che anche un’unica prova non svolta correttamente può condurre alla bocciatura. Questa espressione di severità normativa si ricollega alla necessità di garantire un certo standard di performance accademica, anche se talvolta la rigidità nelle applicazioni può risultare controproducente per gli studenti eccellenti che si trovano a fronteggiare dinamiche di protesta.


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