1984: Il testamento di Sergio Leone, la prima di “C’era una volta in America”
Quarantadue anni fa, il Canada ospitava il debutto mondiale di uno dei kolossal più ambiziosi e tormentati della storia del cinema. L’epopea di Sergio Leone segnava la fine di un’era e la nascita di un mito immortale.
Il 17 febbraio 1984 rimarrà una data scolpita negli annali della settima arte. In Canada si tenne la prima mondiale di C’era una volta in America (Once Upon a Time in America), il progetto che aveva ossessionato Sergio Leone per oltre un decennio. Tratto dal romanzo The Hoods di Harry Grey, il film rappresentava il culmine della “Trilogia del Tempo” e l’abbandono definitivo dei canoni del western per abbracciare il genere gangsteristico in una chiave malinconica e onirica.
Un’opera monumentale tra montaggio e censura
La pellicola proiettata in occasione della premiere mondiale fu la versione voluta dal regista, della durata di quasi quattro ore (229 minuti). Leone aveva concepito un montaggio non lineare, un labirinto di flashback e flashforward che seguiva la vita di David “Noodles” Aaronson, magistralmente interpretato da Robert De Niro, e dei suoi compagni di strada nel Lower East Side di New York.
Il contrasto tra la violenza cruda della malavita e la nostalgia per un passato perduto venne elevato dalle note di Ennio Morricone. La colonna sonora, scritta paradossalmente prima ancora che le riprese finissero, divenne parte integrante della narrazione, guidando lo spettatore attraverso i tre archi temporali (gli anni ’20, gli anni ’30 e il 1968) in cui si dipana la storia di amicizia, tradimento e rimpianto.
Il cast: l’alchimia perfetta
Oltre alla prova attoriale di De Niro, il film vantava un cast d’eccezione: un giovane e magnetico James Woods nel ruolo di Max, l’antagonista fraterno di Noodles, ed Elizabeth McGovern nei panni di Deborah, l’amore impossibile. La pellicola segnò anche il debutto sul grande schermo di una giovanissima Jennifer Connelly, la cui danza nel retrobottega del bar è diventata una delle sequenze più iconiche del cinema mondiale.
Nonostante l’accoglienza trionfale della critica internazionale, il film subì in seguito un brutale editing per la distribuzione statunitense. I produttori, temendo che la durata e la struttura complessa scoraggiassero il pubblico, tagliarono oltre 90 minuti e rimontarono le scene in ordine cronologico, snaturando completamente la visione di Leone. Fu solo anni dopo che la versione originale venne ripristinata e celebrata come il capolavoro assoluto che è oggi.
L’eredità: l’ultimo sogno di Sergio Leone
C’era una volta in America fu l’ultimo film diretto da Leone prima della sua scomparsa nel 1989. L’opera è considerata non solo un film di gangster, ma una riflessione metafisica sul tempo, sulla memoria e sulla morte. La celebre inquadratura finale, con il sorriso ambiguo di De Niro in una fumeria d’oppio, continua a scatenare dibattiti tra critici e appassionati sulla natura reale o immaginaria dell’intero racconto.
Il debutto canadese del 1984 aprì la strada a un successo di critica che, col tempo, si è trasformato in venerazione. Sergio Leone riuscì a raccontare l’America meglio di molti registi americani, filtrando il mito attraverso la lente di una nostalgia europea profondissima e universale.
