Annalisa replica a Selvaggia Lucarelli: smentisce accuse di blasfemia con fermezza
Accanto alle critiche per presunta blasfemia, Annalisa ha voluto chiarire il significato delle parole scelte nel brano. Ha raccontato di aver voluto sollevare un dibattito sociale e culturale attraverso l’accostamento di due termini forti: “Se avessi detto ‘casta’ e ‘provocante’ l’effetto sarebbe stato diverso. Ho estremizzato il concetto con due definizioni che, io come tante, mi sono sentita attribuire. Non c’è nulla di offensivo nel dire suora o pornodiva, sono due estremi — di eleganza uno e di spudoratezza l’altro — citati con grande rispetto.”
Annalisa ha continuato spiegando di aver scelto volutamente la parola “pornodiva” al posto di un termine meno edulcorato spesso usato: in questo modo ha voluto mantenere un equilibrio tra provocazione e rispetto. “La religione fa parte della mia vita, mi affascina. E poi è pop, nel senso di popolare: attingere a parole di quel mondo è un modo per farle arrivare a tutti.” Ha aggiunto di provare grande rispetto per le persone di fede e che non ha mai avuto intenzione di offendere qualcuno.
Il sociologo e docente universitario Francesco Caselli, intervistato dal Corriere, ha sottolineato come “l’uso di simboli religiosi nel pop è da sempre un mezzo per indagare e provocare riflessioni sociali. Nel caso di Annalisa, il dibattito dimostra quanto la musica contemporanea riesca ancora a mettere in discussione pregiudizi e stereotipi.”
