Attivismo pedagogico: la lezione di democrazia dalla Scuola Città di Casalmaggiore.
Scuola Città di Casalmaggiore: Un Esperimento Didattico Innovativo
Dopo la Seconda guerra mondiale, in una provincia come Casalmaggiore si è sviluppata un’idea educativa all’avanguardia. Questa scuola laica e democratica si fondava sull’autogoverno dei bambini, mescolando lavoro manuale e studio, promuovendo un’educazione come pratica di libertà. Massimo Bondioli, ex maestro e studioso di storia dell’educazione, narra questo affascinante progetto nel suo libro Scuola città di Casalmaggiore. Storia di un esperimento didattico, edito dalla biblioteca civica di Casalmaggiore, con un’introduzione del professor Matteo Morandi, docente di pedagogia all’Università di Pavia.
Bondioli, perché ha deciso di raccontare la storia della Scuola Città di Casalmaggiore? “Ho scoperto questa esperienza mentre conducevo una ricerca su Mario Lodi. Inizialmente, non mi sembrava rilevante, ma ho presto compreso che si trattava di un esperimento didattico di grande importanza. Attiva dal 1947 al 1956, è una delle poche scuole attive del dopoguerra italiano, che ha mantenuto un profilo basso, nonostante una storia significativa. È stata tra le pochissime istituzioni italiane a partecipare alla Fédération internationale des communautés d’enfants (FICE), fondata nel 1948 in Svizzera dall’Unesco.
Ci siamo chiesti: perché Casalmaggiore, un piccolo centro, ha fatto da palcoscenico a questa innovazione educativa? Nel libro, suggerisco che questa area, tra Cremona e Mantova, ha una tradizione educativa radicata. Qui hanno operato figure chiave come Roberto Ardigò e Mario Lodi. La Lombardia, durante la dominazione asburgica, si distinse nella scolarizzazione primaria, lasciando un’eredità culturale profonda. La presenza di un forte riformismo socialista ha ulteriormente alimentato l’importanza dell’istruzione come strumento di emancipazione.
