Caro bollette: imprese a rischio 10 miliardi di costi extra
L’attacco militare all’Iran avviato recentemente rischia di aumentare di quasi 10 miliardi di euro i costi energetici per le imprese italiane nel 2026, soprattutto a causa dell’aumento dei prezzi del gas e dell’elettricità. Secondo l’Ufficio studi della CGIA, le aziende potrebbero registrare un incremento del 13,5% rispetto al 2025, con impatti significativi in regioni come Lombardia, Emilia Romagna, Veneto e Piemonte. I prezzi di mercato hanno subito un brusco rialzo in pochi giorni a causa delle tensioni geopolitiche, ma restano comunque più contenuti rispetto ai picchi del 2022 causati dalla guerra in Ucraina. La durata della crisi influenzerà l’evoluzione dei costi.
Impatto economico dell’attacco militare all’Iran sulle imprese italiane: rincari energetici e conseguenze finanziarie
Secondo le analisi dell’Ufficio studi della CGIA, l’attacco militare all’Iran iniziato lo scorso sabato potrebbe far lievitare i costi per le imprese italiane di quasi 10 miliardi di euro nel 2026. Il principale fattore è l’aumento significativo dei prezzi del gas e dell’energia elettrica registrato negli ultimi giorni. Se queste tensioni geopolitiche dovessero tradursi in un aumento strutturale dei costi energetici, le aziende italiane potrebbero trovarsi a dover sostenere un incremento delle spese pari a 7,2 miliardi di euro per l’elettricità e 2,6 miliardi per il gas, segnando un rialzo percentuale del 13,5% rispetto al 2025.
Le stime elaborate dagli artigiani mestrini si basano su alcune ipotesi specifiche: un livello di consumi per il biennio 2025-2026 allineato a quello del 2024, un prezzo medio annuo dell’energia elettrica fissato a 150 euro per MWh e un prezzo medio del gas pari a 50 euro, mantenendo un rapporto tra elettricità e gas di circa 3 a 1, coerente con i dati medi del triennio 2023-2025. In tale contesto, l’aumento dei costi energetici rischia di ridurre ulteriormente i margini delle imprese, già indeboliti da uno scenario internazionale instabile.
Le regioni più colpite dall’incremento delle bollette saranno quelle con maggiore presenza di attività commerciali e produttive. Lombardia, ad esempio, potrebbe registrare un aumento dei costi energetici di circa 2,3 miliardi di euro, seguita dall’Emilia Romagna con 1,2 miliardi, Veneto con 1,1 miliardi, Piemonte con 879 milioni e Toscana con 670 milioni. Prima dell’attacco israelo-americano dell’ultimo febbraio, il gas era quotato a 32 euro per megawattora e l’energia elettrica a 107,5 euro; pochi giorni dopo, i prezzi sono saliti a 55,2 e 165,7 euro rispettivamente, per poi scendere lievemente.
Questo forte incremento riflette le incertezze geopolitiche e le turbolenze sui mercati energetici causate dal conflitto in una zona cruciale per gli equilibri mondiali. L’evoluzione della crisi influenzerà l’andamento dei prezzi: più a lungo proseguirà, maggiore sarà il rischio di ulteriori aumenti. Rispetto alla crisi energetica del 2022 innescata dall’invasione dell’Ucraina, quando il prezzo medio del gas arrivò a 303,1 euro per megawattora e quello dell’elettricità a 123,5 euro, i valori attuali risultano più contenuti. Nel 2025, infatti, la media dei prezzi energetici dovrebbe essere di 116,1 euro per l’elettricità e 38,7 euro per il gas, segnali che invitano a mantenere cautela ma che mostrano come la situazione sia meno critica rispetto a quattro anni fa.
L’impatto dell’attacco all’Iran sui costi energetici e sulle imprese italiane nel 2026
L’attacco militare all’Iran iniziato sabato scorso potrebbe avere conseguenze economiche pesanti per le imprese italiane, con un aumento stimato di quasi 10 miliardi di euro nei costi energetici nel 2026. A incidere in maniera rilevante è l’aumento dei prezzi del gas e dell’energia elettrica negli ultimi giorni. Nel caso in cui queste tensioni dovessero tradursi in un rincaro strutturale dei prezzi, le aziende italiane si troverebbero a dover sostenere spese superiori di 7,2 miliardi di euro per l’elettricità e altri 2,6 miliardi per il gas, con una variazione percentuale del +13,5% rispetto al 2025.
Le stime elaborate dall’Ufficio studi della CGIA si basano su alcune ipotesi specifiche: si prevede un consumo nel 2025-2026 in linea con i dati 2024, un prezzo medio annuo dell’energia elettrica pari a 150 euro per MWh e un prezzo medio del gas fissato a 50 euro, mantenendo il rapporto di 3 a 1 tra elettricità e gas, come rilevato nel triennio 2023-2025. In tale contesto, l’effetto combinato dell’aumento dei costi energetici rischia di restringere ulteriormente i margini di guadagno delle imprese, che devono già affrontare un quadro internazionale segnato dall’instabilità.
Dal punto di vista territoriale, le realtà produttive maggiormente colpite saranno quelle localizzate nelle regioni con un’elevata concentrazione di attività commerciali e manifatturiere. La Lombardia si conferma la regione più penalizzata, con un incremento previsto di quasi 2,3 miliardi di euro solo per le spese energetiche. Seguono Emilia Romagna con 1,2 miliardi, Veneto con 1,1 miliardi, Piemonte con 879 milioni e Toscana con 670 milioni. Questa impennata dei prezzi, riflesso diretto delle tensioni geopolitiche, ha visto il gas salire da 32 a 55,2 euro per MWh e l’energia elettrica passare da 107,5 a 165,7 euro in pochi giorni, innescando un clima di incertezza sui mercati.
Questo aumento, sebbene significativo, resta comunque inferiore rispetto ai valori raggiunti durante la crisi del 2022, quando il prezzo medio del gas superò i 300 euro al megawattora e quello dell’energia elettrica superò i 120 euro. La media prevista per il 2025 si attesta invece a 116,1 euro per l’energia elettrica e a 38,7 euro per il gas, segnalando un quadro di rialzo più contenuto rispetto alla crisi ucraina. La durata e l’intensità del conflitto determineranno l’andamento futuro dei prezzi, con il rischio di ulteriori aumenti più o meno marcati a seconda di come evolverà la situazione geopolitica.
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