È morto William Bond, ricercatore delle praterie che ha enfatizzato l’importanza del contesto nella conservazione.
Un approccio scientifico e rigoroso alla conservazione
Le argomentazioni di Bond si basavano su dati concreti. Ha dimostrato che il fuoco non è solo distruttivo, ma anche formativo, creando spazi per le graminacee e i fiori selvatici e reprimendo la crescita di piantine di alberi. I grandi erbivori, con il loro pascolo e calpestio, svolgono un ruolo simile. I cambiamenti nei livelli di anidride carbonica nell’atmosfera nel corso di milioni di anni hanno contribuito a modificare l’equilibrio tra alberi e erba, alterando la struttura di interi continenti.
Bond era scettico riguardo alle affermazioni che ignoravano la scala o il contesto. Criticava l’idea che le foreste producessero l’ossigeno planetario, sottolineando che gran parte dell’ossigeno atmosferico è di origine antica. Contestava l’idea che piantare alberi portasse pioggia o rifornisse i fiumi, citando esperimenti idrologici a lungo termine che dimostravano il contrario in molte regioni.
Il suo stile comunicativo era spesso asciutto, talvolta pungente, ma sempre accessibile. Utilizzava il mito da sfatare come metodo non per provocare, ma per rallentare decisioni prese in fretta. “Fate attenzione” era il suo messaggio ricorrente, fornito con dati anziché con drammi.
