ESCLUSIVA | Intervista a Gabriele Esposito: “Dopo X Factor ecco cosa sogno”
Attualmente sei in tour. Com’è andata la prima tappa, a Napoli?
È andata benissimo, è stata una bella sorpresa vedere il teatro pieno, era la prima volta per me. Farlo nella mia città poi è stato ancora più emozionante.
Hai detto di aver scelto il teatro per creare una dimensione più intima, per accorciare la distanza con il tuo pubblico e per permettergli di entrare all’interno del tuo mondo.
Sì, il teatro è la dimensione più vicina alla mia musica.
A proposito di contatto diretto con il pubblico, hai un passato da artista di strada.
Lì è dove si è formato il cuore di ciò che faccio, quell’esperienza mi ha insegnato cosa significa davvero la musica: un dialogo con l’altro. La strada ne è l’espressione più reale.
Il tour segue l’uscita del tuo nuovo singolo, Chella là. Com’è nato?
È nato in studio a Secondigliano. La prima bozza l’ho completata a Mondragone con Alexander Manzo, un autore con cui collaboro. Era agosto, il sole batteva forte. Abbiamo visualizzato e immaginato delle sensazioni e ci siamo divertiti molto a realizzare un brano folkroristico, il primo per me. A Napoli ci sono dei linguaggi e delle melodie che emergono e ti fanno scoprire che in realtà sono sempre state dentro di te.
Hai aperto il concerto di Alex Britti a luglio di quest’anno, cantato in napoletano con Tananai, suonato con James Senese. Qual è l’esperienza che porti davvero nel tuo cuore?
Un anno e mezzo fa al Napolindie – al Flava Beach – ci fu un momento in cui Enzo Avitabile guidava me e altri artisti e abbiamo cantato Soul Express: quello è stato un bellissimo momento di condivisione. Indimenticabile anche il concerto con James Senese, Foja e 99 Posse all’Arena Flegrea: mi ha fatto sentire parte di un qualcosa a cui tengo molto, per un discorso di appartenenza musicale.
Facciamo un passo indietro. 8 anni fa – nel 2017 precisamente – hai partecipato a X Factor. Cosa porti di quell’esperienza?
È stata un’anteprima di alcuni aspetti di questo lavoro. Ho lavorato con professionisti, da cui ho potuto apprendere molto, e ho incontrato altri concorrenti e anche questo mi ha formato. Avere a che fare con ragazzi arrivati da tutta Italiam che hanno il tuo stesso sogno e condividono la tua stessa passione, ti dà tanto. Nella mia edizione c’erano, tra gli altri, i Maneskin: averci a che fare è stato bello, abbiamo condiviso molto. Mi ha fatto capire cosa sono disposto a fare per il mio sogno, è un’ottima palestra, molto diversa dalla strada. Quando sei giovane è un percorso da fare, perché hai molto da prendere e poco da perdere.
C’è qualcuno con cui sei rimasto in contatto negli anni?
Sì, con Andrea Radice, un mio compaesano, e anche con altri amici dell’edizione precedente – in cui fu eliminato ai Bootcamp – e cioè Federico Baroni e Simone Nannicini, che mi ha aperto al mondo della strada: a cavallo tra i due X Factor ho suonato in strada con lui e questo è stato fondamentale per la mia formazione.
A proposito dei talent, pensi che ancora oggi valga la pena parteciparvi oppure negli anni hanno perso il loro appeal?
La gente sta chiedendo qualcosa di più tangibile, stanno tornando in auge i live, in tv vi è sempre un filtro. Però questa edizione di X Factor mi è sembrata funzionare, fermo restando che sono sempre i concorrenti, più dei giudici, a determinare la riuscita di un talent. Vedo però che anche il mercato discografico è meno popolato da gente che esce dai talent. Prima c’era più hype attorno a chi usciva da X Factor, con il tempo questo è diminuito.
Stai lavorando al tuo nuovo EP, in uscita per l’inizio dell’anno nuovo: cosa dobbiamo aspettarci?
Questa è la chiusura di un cerchio. Sto lavorando con un nuovo producer (che ha già prodotto i singoli Chella Llà e T’arripiglie), sto sperimentando, restando però sempre all’interno del mio mondo acustico. Sarà il secondo volume di Accurdammece, uscito un anno e mezzo fa: contiene brani in cui mi accordo – come dice il titolo – al mio modo di fare musica e quindi hanno anche sonorità diverse.
Qual è il tuo sogno nel cassetto?
Ne ho tanti, ma in primis sogno di portare la mia musica nel mondo. Vorrei esportare il napoletano, così come facciamo con i suoi prodotti tipici. Secondo me in questo momento storico un approccio alla melodia e alla musica che c’è a Napoli potrebbe essere interessante anche al di fuori dei confini regionali. C’è un appiattimento generale nella musica, qualcosa di diverso farebbe bene.
