Fauna tropicale del Brasile: giaguari, caimani e cowboy nelle paludi mozzafiato.
Questo scenario affascinante si arricchisce ulteriormente quando, una mattina, indosso delle mezze gambe in pelle e salto su una giumenta palomino di nome Paloma. Siamo diretti verso le praterie per unirci ai rancheri di bestiame, accompagnati da Gabriel Salvador, una guida di vent’anni. I miei occhi scrutano l’orizzonte in cerca di un leggendario cowboy e del suo lazo: Zé do Brejo, il cui nome tradotto significa Joe della Palude, è un ranchero di quarta generazione di 76 anni che ancora si alza all’alba per gestire il bestiame. I Pantaneiros che cavalcano accanto a me, con i corni berrante appesi sulle spalle, sanno che il ritmo dei nostri cavalli terrà lontani i giaguari. Improvvisamente, vedo Zé che colpisce l’aria con la frusta, muovendosi con una forza che contrasta con la sua età. Per generazioni, il suo modo di vivere ha sfruttato un paesaggio naturalmente adatto al pascolo del bestiame.
È lecito chiedersi come gli esseri umani, responsabili del danno agli ambienti naturali, possano essere parte della soluzione. Tuttavia, la presenza di Zé e dei suoi figli sui loro cavalli è fondamentale. Il bestiame ha un impatto sul terreno, ma offre anche la motivazione per mantenere ampie aree aperte. Per aziende come Caiman, l’obiettivo è coesistere con i rancheri, ma anche convincerli a fermare l’utilizzo di cacciatori di giaguari illegali per proteggere il loro bestiame. Preservare i giaguari come predatori apicali significa salvaguardare l’intera catena alimentare e l’ecosistema. Salvador guarda la scena con nostalgia e mi confida le sue preoccupazioni: teme che i danni causati dai cambiamenti climatici possano modificare significativamente questo paesaggio entro 15 anni.
