Gatti e Smartworking: come cambia il rapporto con i nostri felini
L’origine dei gatti domestici è varia: il 28% degli intervistati li ha adottati da rifugi o gattili, il 27% li ha ricevuti in regalo e il 31% li ha incontrati casualmente per strada, decidendo di accoglierli dopo aver verificato l’assenza di un proprietario. La scelta di adottare un gatto spesso è guidata da motivazioni affettive e pratiche: il 26% apprezza l’affetto del felino, il 19% la sua indipendenza, mentre esperienze personali passate influiscono sul 9% degli intervistati che hanno avuto gatti fin dall’infanzia.
I gatti rappresentano anche una fonte di serenità: circa il 9% degli intervistati attribuisce loro un effetto calmante sulla salute mentale. Nella gestione quotidiana, il 33% dei proprietari si occupa di tutto personalmente, il 40% condivide i compiti con il partner e il 17% coinvolge i figli, dimostrando come la cura dell’animale sia un’attività spesso condivisa e integrata nella vita familiare.
Quando si tratta di vacanze, molti preferiscono lasciare il gatto a casa. Il 15% si affida a un amico e solo il 5% a un cat sitter professionista. Tuttavia, la difficoltà di trovare soluzioni di fiducia spinge quasi un quarto dei proprietari a rinunciare a viaggi, con il 43% che teme di trovarsi in questa situazione in futuro.
In conclusione, lo smartworking ha trasformato il rapporto tra gatti e proprietari, permettendo maggiore attenzione, interazione e affetto. I felini diventano così compagni di vita a tutto tondo, capaci di offrire serenità, compagnia e momenti di svago anche nelle giornate più impegnative.
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