General Fusion riceve un miliardo di dollari per rilanciare la sua ricerca sull’energia da fusione.
Progetti futuri e sfide scientifiche
General Fusion è stata fondata nel 2002 e prima di questo round aveva già raccolto 440 milioni di dollari, secondo quanto riportato da PitchBook. Solo pochi mesi prima di annunciare le sue difficoltà finanziarie, l’azienda aveva attivato il suo ultimo dispositivo, noto come Lawson Machine 26 (LM26), un prototipo in scala ridotta di un reattore commerciale. I nuovi fondi consentiranno a General Fusion di continuare le operazioni su LM26, mentre si concentra sul raggiungimento di traguardi scientifici fondamentali.
La startup sta lavorando su una tecnologia nota come “fusione a bersaglio magnetico”. All’interno del reattore, l’elettricità viene fatta passare attraverso un combustibile composto da deuterio e trizio — isotopi pesanti dell’idrogeno — generando un campo magnetico necessario per contenere il plasma. Questo plasma è poi compresso da una parete di litio liquido, spinta verso l’interno da pistoni azionati da vapore. L’obiettivo finale è raggiungere temperature e pressioni tali da attivare la reazione di fusione.
Obiettivi e cronoprogramma
A marzo, quando ha commissionato LM26, General Fusion ha dichiarato di aspettarsi che il dispositivo raggiunga il cosiddetto “breakeven scientifico” nel 2026. Questo termine tecnico indica il punto in cui l’energia generata da una reazione di fusione è sufficiente a compensare l’energia necessaria per innescare la reazione stessa. Raggiungere questo traguardo è fondamentale per dimostrare la validità del design del reattore, anche se non garantisce il successo commerciale.
Attualmente, l’azienda ha confermato di essere ancora sulla strada per perseguire il breakeven scientifico, anche se non ha fornito un cronoprogramma specifico. Inoltre, ha identificato due obiettivi intermedi: riscaldare il plasma a 10 milioni e 100 milioni di gradi Celsius.
