I Beatles a Rishikesh: la storica spedizione in India alla ricerca della pace interiore
Il 15 febbraio 1968 iniziava una delle avventure più iconiche e influenti della storia della cultura pop. Paul McCartney, accompagnato dalla fidanzata Jane Asher, e Ringo Starr con la moglie Maureen, partivano per l’India per raggiungere John Lennon e George Harrison a Rishikesh. L’obiettivo del gruppo più famoso del mondo era ritirarsi nell’ashram del Maharishi Mahesh Yogi per approfondire lo studio della Meditazione Trascendentale, segnando uno spartiacque definitivo tra il passato dei “Fab Four” e la loro imminente evoluzione psichedelica e spirituale.
La fuga dal caos: i Beatles nell’ashram del Maharishi
Per i Beatles, il viaggio a Rishikesh rappresentava molto più di una vacanza esotica; era un tentativo disperato di sfuggire alla pressione soffocante della “Beatlemania” e al dolore ancora vivo per la recente scomparsa del loro storico manager, Brian Epstein. Immersi nel silenzio dell’ashram, ai piedi dell’Himalaya, i quattro musicisti sostituirono i completi eleganti con abiti tradizionali indiani e dedicarono ore alla meditazione. George Harrison, il vero promotore dell’iniziativa, vedeva in questo ritiro la chiave per una nuova consapevolezza, mentre John Lennon cercava risposte esistenziali tra i canti devozionali e il digiuno.
L’isolamento, tuttavia, produsse un effetto collaterale straordinario: un’esplosione di creatività pura. Senza la distrazione dei media e delle tournée, e con nient’altro a disposizione se non le proprie chitarre acustiche, i Beatles scrissero gran parte delle canzoni che avrebbero composto il monumentale “White Album”. Brani come “Dear Prudence” (dedicata a Prudence Farrow, sorella di Mia, presente al ritiro) e “Blackbird” trovarono la loro prima ispirazione proprio tra la vegetazione lussureggiante e il suono del Gange.
Il breve soggiorno di Ringo e la “dieta” forzata
Nonostante l’entusiasmo iniziale, l’adattamento alla vita ascetica non fu uguale per tutti. Ringo Starr, noto per il suo spirito pragmatico e il suo stomaco delicato, faticò non poco a tollerare il cibo piccante e le condizioni spartane dell’ashram. Dopo sole due settimane, il batterista e la moglie Maureen decisero di rientrare in Inghilterra. Ringo paragonò ironicamente l’esperienza a un “campo vacanze estivo”, ammettendo che la meditazione gli piaceva, ma che la mancanza di fagioli stufati e uova era diventata insostenibile.
Mentre Ringo tornava nel Regno Unito, il resto del gruppo rimase per diverse settimane, vivendo momenti di profonda introspezione alternati a tensioni interne che cominciavano a delineare la futura frammentazione della band. Il rapporto con il Maharishi, inizialmente idilliaco, si sarebbe poi concluso con una brusca rottura — immortalata nella canzone “Sexy Sadie” — ma l’impatto culturale di quel soggiorno rimase indelebile, sdoganando la spiritualità orientale e lo yoga presso il grande pubblico occidentale.
L’eredità di Rishikesh: quando il rock divenne spirituale
Il viaggio del 1968 non fu solo una parentesi biografica dei Beatles, ma l’evento che trasformò l’India in una meta obbligatoria per una generazione intera in cerca di se stessa. L’unione tra la musica rock e la Meditazione Trascendentale creò un nuovo linguaggio estetico e filosofico che influenzò la moda, la letteratura e il cinema degli anni a venire. Rishikesh cessò di essere un remoto villaggio indiano per diventare un santuario globale della controcultura.
A distanza di decenni, l’ashram di Rishikesh (oggi noto proprio come “The Beatles Ashram”) è diventato un sito protetto e una meta di pellegrinaggio per migliaia di fan. Quella spedizione dimostrò che, anche al culmine del successo materiale, la ricerca di qualcosa di più profondo è un’esigenza umana universale. I Beatles partirono come popstar e tornarono come uomini nuovi, portando con sé la consapevolezza che, come avrebbero cantato poco dopo, “tutto ciò di cui hai bisogno è l’amore” — e, forse, un po’ di silenzio interiore.
