Il Golfo a rischio: la guerra e la minaccia ambientale che incombe
Un’altra criticità riguarda il mare e le strutture energetiche. Nei primi giorni di guerra, cinque petroliere sono state colpite tra Oman, Bahrain ed Emirati Arabi Uniti, mentre una fregata iraniana e un’altra petroliera statunitense sono state danneggiate al largo del Kuwait.
Gli attacchi alle raffinerie e centrali energetiche, come la raffineria di Ras Tanurah in Arabia Saudita o la centrale di Ras Laffan in Qatar, hanno già provocato il rilascio di gas serra e fumi tossici, con effetti negativi sul clima e sulla salute degli operatori e dei residenti.
Il rischio nucleare e le minacce indirette
Oltre al settore petrolifero, preoccupa anche la sicurezza del programma nucleare iraniano. Il centro di arricchimento di Natanz ha subito danni minori il 2 marzo, senza però registrare fuoriuscite di materiale radioattivo, anche se in un contesto di guerra è difficile verificarlo con certezza.
Secondo Doug Weir, direttore del Ceobs, le minacce ambientali indirette possono essere altrettanto gravi: il conflitto indebolisce la governance ambientale nei Paesi colpiti, compromette la gestione delle risorse naturali e riduce la capacità di attuare politiche di sostenibilità.
Le lezioni del passato: prima e seconda guerra del Golfo
La memoria storica è inquietante. Durante la prima guerra del Golfo (1990-1991), Saddam Hussein incendiò oltre 600 pozzi petroliferi in Kuwait, liberando circa 60 milioni di barili di petrolio e inquinando 40 milioni di tonnellate di terreno.
La seconda guerra del Golfo (2003) ha visto un aumento significativo dei tassi di tumore in Iraq, attribuito anche all’uso di uranio impoverito da parte delle forze della coalizione guidata dagli Stati Uniti. La nuova escalation rischia di riportare gli stessi effetti devastanti sugli ecosistemi e sulla salute delle popolazioni locali.
