Iran, ONG: 51 manifestanti morti durante 13 giorni di proteste.

Iran, ONG: 51 manifestanti morti durante 13 giorni di proteste.

Iran, ONG: 51 manifestanti morti durante 13 giorni di proteste.

Proteste in Iran: La Repressione Aumenta e il Bilancio delle Vittime Cresce

Un inizio drammatico per il 2026

Teheran, Iran – Le manifestazioni contro il regime iraniano sono riprese in modo massiccio, portando alla luce un grave bilancio di vittime. Secondo l’organizzazione non governativa IHRNGO, almeno 51 manifestanti sono stati uccisi nei primi tredici giorni di proteste, tra cui nove giovani sotto i 18 anni. Le tensioni sono esplose a partire dal 28 dicembre 2025, quando le prime manifestazioni si sono verificate nel bazar di Teheran, in risposta alle difficili condizioni economiche e all’aumento del costo della vita.

Durante questo periodo, sono giunte notizie di ulteriori decessi da diverse città, tra cui Mashhad, Karaj (Fardis) e Hamedan. IHRNGO afferma di aver ricevuto segnalazioni di manifestanti uccisi, che sono attualmente oggetto di verifica. Le proteste, arricchite da slogan antigovernativi, hanno rapidamente attraversato le province iraniane, coinvolgendo circa 120 città.

Il 8 gennaio è stato un giorno particolarmente segnato da tumultuose manifestazioni e scioperi che hanno coinvolto diverse parti del paese. Alle ore 22:00, si è verificato un blackout di Internet su scala nazionale, suscitando preoccupazioni per un’ulteriore repressione e un possibile aumento delle vittime.

La risposta della comunità internazionale

Il direttore di IHRNGO, Mahmood Amiry-Moghaddam, ha espresso la sua grave preoccupazione per la chiusura di Internet, sottolineando che questo ricorda eventi tragici passati, come la repressione delle proteste di novembre 2019, quando centinaia di manifestanti furono uccisi. Rispetto a quei momenti, oggi la violenza e l’uso della forza da parte del governo sembrano essere notevolmente aumentati. Amiry-Moghaddam ha esortato la comunità internazionale a intervenire immediatamente, affinché gli iraniani possano avere accesso libero a Internet e per far comprendere alla Repubblica Islamica che la violenza contro i manifestanti non sarà tollerata.

La chiusura della rete ha suscitato timori sulla possibilità di un’elevata escalation della repressione. L’ONG ha invitato i paesi con relazioni diplomatiche con l’Iran a inviare un messaggio chiaro riguardo alle atrocità commesse contro i diritti umani.

La situazione nelle strade

Le immagini che giungono da Teheran e da altri centri urbani mostrano scene di scontro tra le forze di sicurezza e i manifestanti, con molte strade nelle zone più calde della città segnate dalla violenza. È noto che i manifestanti stanno affrontando una risposta militare sempre più aggressiva. Testimoni oculari segnalano l’uso di proiettili veri e gas lacrimogeni contro i partecipanti alle manifestazioni.

La situazione attuale riflette un malcontento diffuso verso il regime, non solo per le difficili condizioni economiche, ma anche per la crescente repressione dei diritti civili e delle libertà fondamentali. La disperazione dei giovani, in particolare, ha scatenato una onda di protesta che non sembra destinata a fermarsi.

Il futuro delle proteste in Iran

Mentre il governo iraniano sembra non aver intenzione di allentare la sua presa, molte voci tra i manifestanti continuano a chiedere cambiamenti significativi. Il regime, da parte sua, cerca di giustificare l’uso della forza come necessità per mantenere l’ordine. Le proteste, tuttavia, evidenziano un crescente divario tra il popolo e le autorità.

In questo contesto, il ruolo della comunità internazionale diventa cruciale. La pressione diplomatico-economica potrebbe spingere il governo iraniano a riconsiderare le proprie politiche repressive. Tuttavia, finché le forze di sicurezza continueranno a operare con violenza, il pericolo di ulteriori perdite di vite umane rimane elevato.

Fonti ufficiali

È fondamentale continuare a monitorare gli sviluppi in Iran e mobilitare l’opinione pubblica a livello internazionale, affinché la pressione sul regime possa contribuire a un cambiamento positivo e duraturo.

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