La comunità tecnologica di Minneapolis resiste in un periodo di grande tensione e difficoltà.

La comunità tecnologica di Minneapolis resiste in un periodo di grande tensione e difficoltà.

Un clima di paura

Le operazioni di immigrazione hanno creato un ambiente di grande tensione. Burns e altri membri dell’industria tecnologica di Minneapolis hanno descritto un clima di paura e disagio, con agenti di ICE che pattugliano le fermate dei mezzi pubblici e i luoghi di lavoro, inserendosi nell’ordinario vivere della città. Un fondatore di colore, che ha scelto di rimanere anonimo per proteggere il suo staff, ha dichiarato di portare sempre con sé il passaporto, nonostante sia un cittadino statunitense. “Le persone non stanno esagerando riguardo a quanto sia dura la situazione”, ha detto.

Durante una riunione telefonica di routine con un collega, quest’ultimo si è improvvisamente bloccato, ammettendo di stava osservando un arresto da parte di ICE nella stessa zona in cui vive sua madre. “Ho dovuto riattaccare e chiamare mia madre per assicurarmi che avesse con sé il passaporto”, ha raccontato.

La testimonianza di un fondatore

Efraín Torres, fondatore di origine latinoamericana, ha raccontato di come lavora da casa, ascoltando le attività di polizia che avvengono nel suo quartiere. “Non puoi non sentirli”, ha detto, aggiungendo che la comunità è piena di segnali che avvertono delle operazioni di ICE. Gli agenti eseguono controlli di “cittadinanza” interrogando le persone su basi razziali e linguistica, e persino durante attività quotidiane come spalare la neve.

Le operazioni di ICE hanno colpito in modo particolare Minneapolis, dove il numero di agenti federali è maggiore rispetto a quello della polizia locale, secondo quanto rilevato dalla senatrice Amy Klobuchar. Il Minnesota ospita una delle più grandi comunità di immigrati somali, un target fisso dell’amministrazione Trump.


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