L’Australia investe 18 miliardi in danni alla natura rispetto alla sua protezione, rivela uno studio.
Il Deterioramento della Biodiversità in Australia
Un nuovo studio ha rivelato che il governo australiano destina più fondi a attività dannose per la biodiversità che a quelle destinate alla sua protezione. Questa situazione è preoccupante considerando che l’Australia è un hotspot di biodiversità, ospitando oltre due terzi dei marsupiali del mondo e un’alta percentuale di specie endemiche.
Un Patrimonio Naturale Sotto Minaccia
L’Australia ha visto un rilevante numero di estinzioni di specie dall’arrivo degli europei. La vasta e unica fauna del paese è oggi a rischio e, nonostante gli impegni presi dal governo con gli obiettivi del Kunming-Montreal Global Biodiversity Framework (GBF), il paese non ha ancora fornito stime sul quanto spende in attività dannose per le piante, gli animali e i funghi entro il 2025.
L’obiettivo dice chiaramente che è fondamentale ridurre tali spese entro il 2030. Di conseguenza, un gruppo di ricercatori ha deciso di compiere un’analisi approfondita. Paul Elton, autore principale dello studio presso la Australian National University, ha dichiarato che l’urgenza di riforme entro il 2030, unita al deterioramento ambientale attuale, ha reso evidente che non era possibile rimandare questo lavoro.
Un’Analisi Sconcertante
Lo studio ha esaminato il budget federale del governo per il periodo 2022-2023, applicando un metodo raccomandato dall’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OECD). Sono stati individuati sussidi, in forma di pagamenti e agevolazioni fiscali, che potrebbero risultare dannosi per la biodiversità. Esperti e collaboratori del Consiglio Australiano per la Biodiversità hanno quindi classificato gli impatti di questi sussidi.
I risultati sono stati allarmanti: tra il 2022 e il 2023, il governo australiano ha speso ben 26,3 miliardi di dollari australiani (circa 18,6 miliardi di dollari statunitensi), pari all’1,1% del PIL nazionale, in sussidi per attività considerate dannose per la biodiversità. Questo confronto solleva interrogativi sull’impegno reale per la conservazione delle risorse naturali, dato che la spesa per la conservazione della biodiversità è stimata a meno di 800 milioni di dollari australiani (circa 600 milioni di dollari statunitensi) all’anno.
Le Fonti di Danneggiamento
La maggior parte dei sussidi dannosi individuati nel rapporto riguardano l’estrazione e l’uso di combustibili fossili, con un costo di 14,1 miliardi di dollari australiani (10 miliardi di dollari statunitensi). La costruzione di infrastrutture di trasporto ha assorbito ulteriori 8,5 miliardi di dollari australiani (6 miliardi di dollari statunitensi). Ulteriori sussidi nocivi sono stati identificati nei settori dell’agricoltura, della pesca e della silvicoltura.
Questa cifra di oltre 26 miliardi di dollari è una stima prudenziale a causa delle limitazioni nei dati. Si tratta inoltre esclusivamente di spese federali, senza considerare i sussidi erogati dai governi statali e locali.
Un Invito all’Azione
Un rappresentante del Dipartimento per il Cambiamento Climatico, l’Energia, l’Ambiente e le Acque (DCCEEW) ha affermato che il governo australiano continua a fare investimenti e attuare azioni per fermare e invertire il declino della biodiversità. Ciò include la collaborazione con tutti i livelli di governo e settori della società per promuovere miglioramenti nell’ambiente.
Secondo gli autori del rapporto, è necessario dare priorità a riforme fiscali nella economia per permettere all’Australia di raggiungere i propri obiettivi di biodiversità. Le riforme, avvertono, devono essere implementate in modo equo, tenendo conto delle comunità e delle industrie che saranno impattate.
La Strada da Percorrere
Il contributo dell’Australia nella dimostrazione di come una nazione ricca e megadiversa possa trasformare la propria politica fiscale per sostenere la biodiversità anziché eroderla è fondamentale. La volontà politica e l’azione immediata sono essenziali per garantire un futuro sostenibile per la biodiversità australiana e globale.
Fonti ufficiali:
- Australian National University
- OECD
- Department of Climate Change, Energy, the Environment and Water (DCCEEW)
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