L’Indonesia rivede l’uscita dal carbone a causa di pressioni finanziarie e politiche.
Alessandro Hartarto, ministro dell’Economia indonesiano, ha dichiarato a dicembre che chiudere l’impianto da 660 megawatt entro il 2035 non è fattibile. Questa decisione è stata accolta con preoccupazione sia da analisti energetici che da gruppi di attivisti, che vedono in essa una resistenza più ampia contro la transizione energetica che l’Indonesia sta cercando di intraprendere. La cancellazione di questo piano di ritiro anticipato evidenzia le politiche governative che continuano a proteggere e sovvenzionare il carbone, rendendo costoso chiudere gli impianti prematuramente.
Politiche Energetiche e Obiettivi Sostenibili
L’impianto Cirebon-1 era stato considerato un caso pilota per la dismissione del carbone nei paesi in via di sviluppo, inizialmente avviato nel 2021 quando l’Indonesia ha aderito al Meccanismo di Transizione Energetica (ETM) dell’Asian Development Bank (ADB). Nel 2022, l’Indonesia ha assunto la presidenza del G20 e ha accettato di partecipare al JETP, impegnandosi a ricevere supporto internazionale per facilitare la transizione a economie a basse emissioni di carbonio.
Il piano prevedeva di sostituire Cirebon-1 con progetti solari, eolici e di stoccaggio di batterie del valore di quasi 200 milioni di dollari. Gli studi di fattibilità economica e tecnica erano già stati completati e l’ADB era pronto a fornire assistenza finanziaria, a condizione dell’approvazione governativa.
