Scuola sfruttata come bancomat: la legge di bilancio 2026 rafforza le critiche al governo.
Ma come si sta muovendo il Governo Meloni in merito? La situazione è definibile “schizofrenica”: da un lato, viene richiesto un numero minimo di 900 alunni per mantenere una scuola operativa; dall’altro, attraverso il “Decreto Caivano” (art. 10-bis D.L. 123/2023, convertito in legge n. 159/2023), si prevede di formare classi in otto Regioni, inclusa la Sardegna, con un numero inferiore di alunni rispetto a quanto stabilito dal DPR 81/2009. Tuttavia, gli uffici scolastici regionali non applicano le richieste inviate dalle scuole, a causa della mancanza di cattedre assegnate dal Ministero dell’Istruzione e del Merito, guidato da Giuseppe Valditara.
La Legge di Bilancio 2026 compromette tre principi fondamentali di stabilità nel sistema scolastico, che erano frutto di politiche implementate dai governi precedenti. La cancellazione degli organici triennali, un passo indietro rispetto al “Piano Triennale dell’Offerta Formativa” definito dalla legge 107/2015, è forse l’aspetto che provoca il maggior danno. Si torna a un modello annuale, che risponde puramente alle “necessità” politiche del momento. Inoltre, la possibilità di tagliare i docenti di “potenziamento” senza considerare il numero di classi e alunni aggrava ulteriormente la situazione.
