Stipendi: le donne guadagnano il 20% in meno, tranne nel mondo scolastico.
Negli ultimi anni, l’occupazione femminile in Italia ha conosciuto un incremento significativo, confermato dai dati ufficiali dell’Istat. Nonostante ciò, il gap retributivo tra uomini e donne continua a rappresentare una delle principali problematiche del mercato del lavoro italiano. Questo divario, una forma evidente di discriminazione, ha origini che si intrecciano già nei percorsi di studio e nelle scelte educative, nonché nelle aspettative sociali che influenzano ragazze e ragazzi sin dai banchi di scuola.
Recenti dati, illustrati nel Rendiconto di genere dell’INPS, rivelano una realtà ancora distante dalla parità salariale. Nel 2024, la retribuzione giornaliera media lorda delle donne nel settore privato si attesta a 82,63 euro, rispetto ai 111,25 euro degli uomini, con un gap del 25,7%. Questo scarto non si limita alla discriminazione diretta, ma coinvolge anche le scelte professionali e i ruoli attribuiti, come il ricorso al part-time, le qualifiche più basse e la maggiore presenza femminile in settori meno remunerativi.
Il Ruolo dell’Istruzione nel Divario Retributivo
Il dato sul divario retributivo assume dimensioni ancor più preoccupanti quando si analizza il livello di istruzione. Come riportato dall’INPS, le donne rappresentano quasi il 60% dei laureati triennali e il 57,8% dei laureati magistrali, ma risultano meno rappresentate nei corsi STEM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica). Questi percorsi, spesso, garantiscono opportunità occupazionali e stipendi più elevati.
La correlazione tra scelte educative e divario salariale è diretta: le scelte formative influenzano in modo sostanziale le carriere lavorative. Anche a parità di titolo di studio, le donne registrano tassi di occupazione leggermente inferiori rispetto agli uomini e affrontano significativi ostacoli nella progressione di carriera.
