Stop al mercantilismo: l’orientamento scolastico deve garantire scelte consapevoli, non profitto.
Negli ultimi anni, il panorama educativo dell’Italia ha subito una trasformazione radicale in vista delle iscrizioni scolastiche. L’orientamento scolastico, originariamente concepito per supportare studenti e famiglie nelle loro scelte, si è evoluto in un vero e proprio mercato. Questo fenomeno interessa non solo le scuole superiori, ma anche gli istituti della primaria e della secondaria di primo grado, generando una competizione poco appropriata per un sistema pubblico di istruzione.
Questa evoluzione solleva interrogativi fondamentali sul ruolo della scuola nel contesto attuale.
La Distrofia dell’Orientamento Scolastico
Gli open day si trasformano in eventi sempre più sfarzosi, con presentazioni ricche di elementi promozionali, e insegnanti e studenti coinvolti in attività di marketing. Questi segnali evidenziano un cambiamento profondo nel modo di pensare alla scuola. Le istituzioni competono per attrarre nuovi alunni, consapevoli che il numero di iscritti è direttamente legato alla stabilità del personale docente e alla sopravvivenza di alcuni indirizzi di studio. Questa logica competitiva può minare le fondamenta della scuola pubblica, che dovrebbe assicurare pari opportunità indipendentemente dal quartiere, dalle risorse disponibili o dalla notorietà del singolo istituto.
In questo contesto, la dignità professionale degli insegnanti è sempre più compromessa. A educatori viene chiesto di promuovere la propria scuola come se fosse un prodotto di consumo, un compito che mal si sposa con la loro missione educativa.
