Sussidi governativi danneggiano gli sforzi di conservazione in Australia? Scopri di più ora!
Il Contrasto tra Economia e Ambiente in Australia
L’Australia ha sempre fatto i conti con la difficile coesistenza tra le sue ambizioni ambientali e la struttura economica. Il Paese è al contempo un baluardo della biodiversità globale e un grande esportatore di risorse, beni agricoli ed energia. Una nuova ricerca condotta da Paul Elton dell’Australian National University indica che questo conflitto è radicato non solo nell’uso del suolo, ma anche nella politica fiscale. Gli autori sostengono che la spesa pubblica continui a favorire attività che danneggiano gli ecosistemi, superando di gran lunga gli sforzi per la loro conservazione.
La pubblicazione “Biodiversity-harmful subsidies in Australia” fornisce la prima stima sistematica dei “sussidi dannosi per la biodiversità” a livello federale. Utilizzando un framework sviluppato dall’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), i ricercatori hanno esaminato i pagamenti diretti e le agevolazioni fiscali nel bilancio 2022-2023. Hanno identificato circa 26,3 miliardi di dollari australiani in sussidi ritenuti dannosi per la biodiversità. Questa cifra rappresenta circa l’1,1% del PIL dell’Australia, superando di gran lunga la spesa federale attuale per la conservazione.
I sussidi dannosi non si limitano a pagamenti diretti per distruggere habitat. Spesso, si tratta di riduzioni dei costi per attività che trasformano i paesaggi o intensificano l’estrazione di risorse. Questi sussidi possono sottovalutare il costo energetico, incentivare il disboscamento, sostenere attività di pesca che sarebbero altrimenti non sostenibili o rendere il trasporto più economico, ampliando l’impatto delle infrastrutture.
