Ue sotto accusa: sussidi per carne 580 volte superiori ai legumi, secondo studio.
Alimenti dannosi per il clima: i sussidi dell’UE in discussione
Secondo un recente rapporto dell’organizzazione non profit Foodrise, i sussidi dell’Unione Europea (UE) favoriscono in modo sproporzionato la produzione di alimenti di origine animale, notoriamente nocivi per l’ambiente. Nel 2020, la Politica Agricola Comune (PAC) ha destinato circa il 77% dei suoi 51 miliardi di euro alla carne e ai latticini, mentre i prodotti vegetali hanno ricevuto una porzione marginale di questi fondi. Questa situazione è stata definita “scandalosa” da Martin Bowman, portavoce di Foodrise, che ha sottolineato l’impatto negativo di questi sussidi sull’ambiente e sulla salute dei cittadini europei.
Un’industria inquinante e le alternative vegetali
La produzione di alimenti di origine animale genera tra l’81% e l’86% delle emissioni di gas serra legate all’agricoltura nell’UE, nonostante fornisca solo circa il 32% delle calorie alimentari. Questo squilibrio non è sostenibile, dato che il settore alimentare è responsabile di un terzo delle emissioni totali a livello globale. Secondo un calcolatore di impronta di carbonio, una porzione di 100 grammi di manzo produce 15,5 kg di CO2 equivalente, equivalente a percorrere 78,7 km in auto.
La necessità di un cambiamento radicale è evidente. Ogni alimento animale richiede enormi risorse in termini di spazio e cibo. Greenpeace stima che il 60% dei mammiferi sulla Terra sia costituito da bestiame, mentre solo il 4% è selvatico. Questo non solo contribuisce alla crisi climatica, ma alimenta anche la deforestazione, poiché terre precedentemente riservate agli ecosistemi naturali vengono trasformate in pascoli o terreni agricoli per il foraggio.
“Ogni giorno, il nostro modo di produrre cibo influisce sulla salute del pianeta e della nostra società. È tempo di cambiare il nostro approccio”, afferma Marco Lambertini, Direttore Generale del WWF.
La questione dei sussidi: una distribuzione iniqua
Il rapporto di Foodrise rileva che nel 2020 la carne bovina e ovina ha ricevuto sussidi circa 580 volte superiori rispetto a leguminose come lenticchie e fagioli. Inoltre, i sussidi per i latticini sono stati stimati in 554 volte superiori rispetto a quelli per frutta a guscio e semi. La questione centrale è la distribuzione iniqua dei sussidi, che favorisce i prodotti animali a scapito di quelli vegetali.
Come afferma Bowman: “È inaccettabile che miliardi di euro di denaro pubblico siano destinati a sostenere la produzione di carne e latticini ad alte emissioni, distorcendo le abitudini alimentari degli europei. È imperativo che le politiche agricole si allarghino per includere una maggiore equità per gli alimenti vegetali”.
Verso un futuro sostenibile
La Commissione Europea ha iniziato a considerare riforme per la PAC, con l’obiettivo di creare una strategia di lungo termine per promuovere l’alimentazione vegetale. Nel 2024, il “Dialogo strategico sul futuro dell’agricoltura dell’UE” evidenzia l’importanza di aiutare i consumatori a passare a diete più sostenibili. “La trasformazione della nostra agricoltura è fondamentale per garantire un sistema alimentare più equo e rispettoso dell’ambiente”, ripete un portavoce della Commissione.
In risposta a queste sfide, Bowman suggerisce l’implementazione di un “Piano d’Azione per gli Alimenti Vegetali”. Questo piano dovrebbe sostenere i produttori nella transizione dalla zootecnia verso pratiche agricole più sostenibili, favorendo un’economia circolare.
La necessità di un cambiamento urgente è Asserita anche da esperti come il Professor Francesco Sala, esperto di sostenibilità presso l’Università di Milano, il quale esorta: “Dobbiamo riformulare le basi della nostra agricoltura se vogliamo affrontare concretamente i cambiamenti climatici e nutrire la popolazione mondiale in crescita”.
In sintesi, l’attuale situazione dei sussidi dell’UE mostra un chiaro bias verso l’allevamento intensivo. È arrivato il momento di rivedere e riformare la PAC, per garantire che i fondi pubblici siano investiti in modo equo e sostenibile. Con un giusto piano di transizione, possiamo fare della produzione alimentare una forza per il bene del pianeta e della salute delle persone.
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