Villaggi Amazon costruiscono sistemi energetici autonomi dopo il fallimento delle promesse del mega-diga.
Le comunità vulnerabili, che dipendevano fortemente dalla pesca, hanno subito ripercussioni economiche significative. Molte famiglie lungo il fiume restano scollegate dalla rete elettrica o, al contrario, devono far fronte a bollette di elettricità tra le più alte del Paese. Uno studio pubblicato nel 2024 da ricercatori dell’Università Statale di Campinas, in Brasile, e della Michigan State University, ha rivelato tramite un’indagine condotta su 500 famiglie ad Altamira, Pará, che l’86,8% di queste ha subito un impatto negativo sui prezzi dell’elettricità dopo la costruzione di Belo Monte. Non solo la promessa di “progresso energetico” non si è concretizzata, ma le tariffe sono aumentate mentre le comunità che vivono all’ombra della più grande diga dell’Amazzonia continuano a soffrire di blackout e costi proibitivi.
Le famiglie a basso reddito nelle piccole comunità della regione amazzonica sono state colpite in modo particolare, non solo pagando di più per la corrente, ma anche facendo affidamento su generatori a diesel per coprire le interruzioni, aumentando così il loro peso economico. Emilio Moran, antropologo sociale con oltre trent’anni di carriera dedicata alla ricerca in Amazzonia, ha affermato: “Le persone si trovano sotto la linea di trasmissione, ma l’energia non proviene da quella centrale idroelettrica. Va a San Paolo e Rio; non passa mai attraverso le comunità amazzoniche.” Questa situazione si inserisce in un contesto di una transizione energetica che, secondo Moran, ignora le necessità delle popolazioni locali e perpetua le disuguaglianze.
