Salvati dieci cuccioli di ghepardo dal traffico illecito in Somaliland. Una vittoria per la fauna!
Di EVELYNE MUSAMBI – Agenzie: AP
Pubblicato il 21/08/2025 – 13:53 CEST
Dieci cuccioli di ghepardo salvati in Somaliland
Recentemente, dieci cuccioli di ghepardo, tenuti in condizioni drammatiche e pronti per il mercato nero degli animali, sono stati salvati in Somaliland. Questa regione, che si autoproclama indipendente nella Somalia, è da tempo un crocevia per il traffico di fauna selvatica.
Condizioni critiche e speranze di recupero
Laurie Marker, la fondatrice del Cheetah Conservation Fund (CCF), ha confermato che i cuccioli, sebbene presentino condizioni critiche, risultano ora stabili grazie a un intervento veterinario tempestivo. Molti di loro mostrano segni evidenti di malnutrizione e traumi fisici, seguiti da mesi di prigionia. Un cucciolo di otto mesi non riesce a camminare, mentre un altro di cinque mesi è ridotto a “un sacco di ossa” a causa di ferite diffuse e infestazioni parassitarie.
Marker ha sottolineato che la riabilitazione di questi animali sarà un processo lungo e delicato. La nutrizione deve essere attentamente gestita per prevenire la sindrome da rialimentazione, un rischio comune tra le vittime di malnutrizione.
Operazione di salvataggio e arresti
L’operazione di salvataggio si è svolta il 14 agosto nel distretto settentrionale di Sallahley. Le autorità locali hanno arrestato due persone accusate di detenzione illegale di ghepardi. Secondo il Ministero dell’Ambiente del Somaliland, questo intervento si inserisce in una lunga serie di operazioni che hanno già visto il salvataggio di oltre 109 cuccioli negli ultimi anni.
Il Somaliland è noto per essere un punto di transito fondamentale nel traffico di fauna selvatica. Si stima che centinaia di ghepardi e leopardi vengano strappati al loro habitat naturale e contrabbandati verso i Paesi del Golfo, dove la domanda di animali esotici domestici è in costante crescita.
Appelli alla protezione della fauna selvaggia
Abdinasir Hussein Said, direttore del Ministero dell’Ambiente del Somaliland, ha espresso la sua preoccupazione per la sofferenza degli animali e per le madri in libertà che continuano a subire il dolore della separazione dai propri piccoli. “Possiamo immaginare l’angoscia di una madre che viene separata dai suoi piccoli. Questi animali stanno soffrendo e le loro madri rischiano lo stress, che può portare addirittura alla morte”, ha dichiarato.
Inoltre, Said ha esortato i cittadini a proteggere la fauna locale, sottolineando l’importanza di denunciare attività sospette legate al traffico di animali. La sua posizione si allinea con quella di manutentori e attivisti ambientali, che continuamente mettono in guardia contro le conseguenze devastanti del bracconaggio e del commercio illegale per gli ecosistemi del Corno d’Africa.
La lotta contro il traffico di fauna selvatica
Gli ambientalisti avvertono che il traffico di animali selvatici non solo infligge sofferenze ai singoli animali, ma minaccia anche gli interi ecosistemi e la sopravvivenza di specie già vulnerabili. La situazione nel Corno d’Africa è ulteriormente complicata dai cambiamenti climatici e dalla perdita di habitat, creando una situazione di crisi che richiede immediata attenzione.
Fonti ufficiali come il CITES (Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione) hanno messo in evidenza l’urgenza di interventi globali per combattere questo fenomeno, evidenziando l’importanza di strategie di conservazione efficaci e la necessità di coinvolgere le comunità locali nella protezione della biodiversità.
La lotta contro la cattura e il traffico degli animali non può avvenire senza una collaborazione tra governi, ONG e cittadini. L’educazione e la sensibilizzazione sulle questioni legate al benessere animale e alla conservazione sono fondamentali per garantire un futuro migliore per i nostri amici pelosi e l’integrità degli ecosistemi.
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