Mappa export SACE: commercio mondiale cresce del 5% nel 2025
Il commercio mondiale ha mostrato una sorprendente capacità di crescita nel 2025, con un aumento del 5% negli scambi internazionali di beni, trainato dagli investimenti in intelligenza artificiale e dalla riorganizzazione delle filiere globali. La Mappa dell’Export 2026 di SACE evidenzia come, nonostante livelli di rischio elevati e tensioni geopolitiche persistenti, le imprese italiane continuino a espandersi grazie alla diversificazione geografica e al sostegno degli strumenti assicurativi. Nord America, America Latina, Balcani, Medio Oriente, Africa e Asia rappresentano opportunità strategiche, con progetti infrastrutturali e cooperazioni bilaterali che favoriscono una crescita sostenibile e innovativa per l’export italiano.
Prospettive e sfide del commercio mondiale nel 2026: la visione della Mappa dell’Export SACE
Nonostante la continua presenza di shock geopolitici, il commercio globale dimostra una resilienza superiore alle attese, sostenuto da un’accelerazione degli investimenti in intelligenza artificiale, dalle anticipazioni sulle importazioni e dalla capacità delle aziende di riorganizzare le filiere produttive. Il volume degli scambi internazionali di beni nel 2025 è cresciuto a un ritmo vicino al 5%, mentre per il triennio 2026-2028 si prevede un aumento medio annuo del 2,3%, in linea con il periodo precedente. Questi dati emergono dalla 19^ edizione della Mappa dell’Export 2026 di SACE, uno strumento che orienta le imprese italiane nel processo di internazionalizzazione, analizzando rischi e opportunità Paese per Paese.
L’analisi di SACE mette in luce una situazione di rischio globale generalmente stabile ma comunque più elevata e complessa rispetto al passato, con tensioni geopolitiche e commerciali ancora vive, come la fine dell’effetto scorte e la crescita delle barriere doganali. Permangono incertezze legate a possibili rallentamenti negli investimenti in intelligenza artificiale, che hanno rappresentato un motore importante della crescita 2025. È altresì cruciale monitorare il rischio politico, presente non solo in aree di conflitto ma anche in Paesi con governance fragile o elevato indebitamento, condizioni che possono alimentare volatilità finanziaria e minare la fiducia negli investimenti.
La diversificazione geografica rappresenta uno strumento chiave per potenziare la competitività delle imprese italiane: oggi il 45% esporta verso un unico mercato, una concentrazione che aumenta le vulnerabilità a eventi locali. Il Nord America continua a essere un partner strategico grazie alla solidità del mercato statunitense e agli investimenti infrastrutturali e tecnologici in Canada. L’America Latina è destinata a crescere in importanza per via delle materie prime e dell’accordo UE-Mercosur. Nei Balcani e in Medio Oriente si osservano segnali di miglioramento economico e di stabilizzazione, mentre l’Africa, con il sostegno del Piano Mattei, si conferma un terreno fertile per investimenti ad alto impatto.
Infine, le economie asiatiche mantengono un ruolo centrale grazie a un ciclo tecnologico favorevole e una forte cooperazione regionale, nonostante le sfide legate a protezionismo e domanda interna debole. La Cina, in particolare, resta una meta rilevante per le aziende italiane grazie a riforme e investimenti in innovazione, supportati dal Piano d’azione Italia-Cina 2024-27, pur richiedendo strategie attente per gestire i rischi legati alla leadership e alla competizione geopolitica. SACE conferma così il proprio ruolo di guida e supporto strategico a sostegno delle imprese italiane nel panorama internazionale.
Resilienza e strategie di crescita nell’export italiano nel contesto globale
Nonostante le continue tensioni geopolitiche e commerciali, il commercio internazionale mantiene una sorprendente tenuta, spinto dalle anticipazioni sulle importazioni, dal ciclo tecnologico legato all’intelligenza artificiale e dalla capacità delle imprese di ristrutturare le filiere produttive. Il volume degli scambi mondiali di beni nel 2025 è cresciuto quasi del 5%, con una previsione media del +2,3% annuo tra il 2026 e il 2028, confermando un trend in linea con i dati del periodo precedente. Questi risultati emergono dalla Mappa dell’Export 2026 di SACE, che rappresenta uno strumento essenziale per le imprese italiane nella definizione delle strategie di crescita e nella gestione dei rischi legati ai diversi mercati di riferimento.
La Mappa evidenzia una situazione di rischio globale mediamente stabile ma più elevata rispetto al passato, con fattori di criticità quali le tensioni geopolitiche, l’impatto dei nuovi dazi americani, e l’andamento degli investimenti in intelligenza artificiale. Le valutazioni sul rischio di credito mostrano una forte eterogeneità fra aree e Paesi, con 93 mercati che mantengono punteggi invariati, 63 che registrano miglioramenti e 38 situazioni peggiori, impattando rispettivamente il 24%, 35% e 41% dell’export italiano. A ciò si aggiungono preoccupazioni sul rischio politico, soprattutto nei Paesi caratterizzati da debolezza finanziaria e istituzionale, dove pressioni su banche centrali e politiche fiscali potrebbero generare instabilità.
Un aspetto strategico per le imprese italiane è rappresentato dalla diversificazione geografica, considerata la forte concentrazione degli esportatori su un singolo mercato. Il Nord America rimane una zona chiave per l’Italia, con gli Stati Uniti che offrono domanda interna solida e tecnologie avanzate, e il Canada che presenta opportunità legate a infrastrutture e innovazione green. L’America Latina si posiziona come area in evoluzione grazie alle materie prime e all’accordo UE-Mercosur. I Balcani e il Medio Oriente confermano il loro ruolo di mercati vicini e dinamici, dove gli investimenti pubblici e l’integrazione europea favoriscono una crescita sostenibile.
Il continente africano e l’Asia rappresentano rispettivamente una frontiera di sviluppo e un bastione di stabilità tecnologica. L’Africa beneficia degli investimenti di grande impatto del Piano Mattei, che rafforzano la presenza italiana nei grandi progetti infrastrutturali. Le economie asiatiche mostrano solidità grazie a esportazioni robuste e politiche di innovazione, pur dovendo affrontare sfide come il protezionismo e la volatilità della domanda interna. La Cina, in particolare, rimane un partner fondamentale grazie a riforme e collaborazioni strategiche, anche se è fondamentale gestire con attenzione i rischi legati alla leadership e alla competizione geopolitica globale.
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