Mattarella onora Francesco Coco, prima vittima delle Brigate Rosse tra i magistrati italiani.
Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha commemorato il 50° anniversario dell’assassinio di Francesco Coco, magistrato ucciso dalle Brigate Rosse l’8 giugno 1976 a Genova, insieme ai suoi collaboratori. Coco, Procuratore Generale, si oppose fermamente al ricatto dei terroristi durante il sequestro del magistrato Mario Sossi, difendendo l’ordinamento democratico. Mattarella ha espresso la sua vicinanza ai familiari delle vittime e ha sottolineato l’importanza dei valori che Coco rappresentava, auspicando che rimangano fonte d’ispirazione per le istituzioni e la società civile italiana.
Ricordo di Francesco Coco nel 50° Anniversario della Sua Tragica Scomparsa
ROMA (ITALPRESS) – L’8 giugno 1976 segna una data oscura nella storia del nostro Paese: Francesco Coco, magistrato e Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Genova, venne assassinato in un attacco brutale insieme ai suoi uomini della scorta, il brigadiere Giovanni Saponara e l’appuntato Antioco Deiana. Questo crimine, perpetrato dalle Brigate Rosse, rappresenta un punto di svolta nella lotta contro il terrorismo e ha lasciato un segno indelebile nella convivenza civile italiana.
Francesco Coco si distinse per il suo coraggio nel contrastare il terrorismo. Durante il sequestro del collega Mario Sossi, egli rifiutò di cedere ai ricatti delle Brigate Rosse, opponendosi alla liberazione di detenuti chiesta dai terroristi. Questa ferma posizione dimostrò la sua incrollabile dedizione all’ordinamento democratico e ai principi di giustizia, mettendo in evidenza non solo il valore del suo operato, ma anche il sacrificio supremo che molti sono stati costretti a affrontare in quel periodo buio.
In occasione del cinquantennale della sua morte, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha voluto esprimere il suo profondo rispetto e la sua solidarietà ai familiari delle vittime, ai colleghi di Coco e a tutti coloro che continuano a mantenere viva la sua memoria. È fondamentale che i principi per cui questi uomini hanno lottato non vengano dimenticati e continuino a ispirare le future generazioni.
La commemorazione di Francesco Coco funge da monito e da esempio per le istituzioni e la società civile. La sua memoria deve continuare a vivere affinché i valori democratici e di giustizia possano rimanere saldi nel cuore del nostro Paese, rimanendo un faro di speranza contro ogni forma di violenza e intolleranza.
Ricordo del 50° Anniversario dell’Assassinio di Francesco Coco
ROMA (ITALPRESS) – “Nel giorno dell’8 giugno 1976, Francesco Coco venne assassinato a Genova, insieme al brigadiere Giovanni Saponara e all’appuntato Antioco Deiana, in un attentato che segnò drammaticamente la storia del nostro Paese. Coco, primo magistrato vittima del terrorismo delle Brigate Rosse, subì un attacco atroce che inflisse un duro colpo alla convivenza civile in Italia.” A dichiararlo è stato il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, commemorando il cinquantesimo anniversario della morte di Coco.
“In qualità di Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Genova, Francesco Coco si oppose con determinazione alle pressioni delle Brigate Rosse durante il sequestro del magistrato Mario Sossi. La sua opposizione alla liberazione di prigionieri richiesta dai terroristi rappresentò un atto coraggioso di difesa dei valori democratici della nostra Repubblica. La sua fermezza in un momento così critico ha lasciato un segno indelebile nella lotta contro il terrorismo.”
Nel commemorare questa tragica ricorrenza, il Presidente Mattarella ha espresso la sua sincera vicinanza ai familiari delle vittime, ai colleghi di Coco e a tutti coloro che si sono impegnati a mantenere viva la memoria di questi eventi. “É di fondamentale importanza che i valori per cui hanno lottato continuino a ispirare le istituzioni e la società civile italiana. La loro memoria deve rimanere un faro che illumina il nostro futuro.”
Questa celebrazione non è solo un tributo al sacrificio di Francesco Coco e delle sue guardie, ma rappresenta anche un richiamo alla responsabilità collettiva di sostenere e preservare i principi democratici nel nostro Paese. Mantenere vivo il ricordo di tali sacrifici è essenziale per costruire una società più giusta e solidaristica.
(ITALPRESS)
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