Conflitto tra USA e Iran: futuro incerto per lo stretto di Hormuz.

Conflitto tra USA e Iran: futuro incerto per lo stretto di Hormuz.

Conflitto tra USA e Iran: futuro incerto per lo stretto di Hormuz.

Analyse della Strategia di Trump in Medio Oriente

di Vincenzo Petrone*

ROMA (ITALPRESS) – La recente escalation dei conflitti tra gli Stati Uniti e l’Iran ha messo in luce una crisi di leadership e strategia. Il Presidente Trump si trova ora a dover affrontare il fallimento della sua prima guerra contro l’Iran, intrapresa senza che nessuno glielo avesse chiesto. La sua risposta attuale, un memorandum ambivalente, riflette l’incertezza sull’esito di questo conflitto.

Il Rischio di Perdita di Influenza in Medio Oriente

Con la nuova ondata di attacchi, Trump non cerca di correggere il suo passato. È evidente che il messaggio inviato all’Iran è preoccupante: questa ripresa delle ostilità non sarà breve e potrebbe portare a un riconoscimento del controllo iraniano su Hormuz, insieme alla sua crescente egemonia nel Golfo Persico. Questo scenario si evolve in un contesto in cui Trump affronta le pressanti elezioni di mid-term a novembre, un momento cruciale per la sua amministrazione.

Se dovesse perdere la maggioranza al Congresso, non solo rischierebbe un possibile impeachment, ma anche conseguenze legali importanti dopo le elezioni presidenziali del 2028. Sebbene non comunicherà mai esplicitamente ai iraniani le sue preoccupazioni politiche, Teheran è ben consapevole della necessità americana di giungere a un cessate il fuoco prima dell’inverno.

Questo contesto elettorale spinge l’Iran a resistere ai bombardamenti, aumentando la repressione interna e colpendo i leader sunniti americani nel Golfo come Kuwait e Giordania, evitando però attacchi diretti a Israel come rappresaglia, data la potenziale risposta devastante di Tel Aviv.

Il Sultanato dell’Oman continua a essere risparmiato dagli attacchi, ritenuto utile per gestire a termine le nuove dinamiche del transito nel Golfo Persico. L’Iran miri a un sistema di “amministrazione congiunta” dello Stretto di Hormuz, facendo di Oman un attore chiave in questo schema.

Un Nuovo Regime di Gestione per Hormuz

Questa strategia di controllo marittimo potrebbe essere facilitata attraverso una Risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, sponsorizzata da nazioni musulmane influenti come Pakistan o Indonesia. Un accordo di questo tipo, che ridefinirebbe i diritti di passaggio e il pedaggio nel Golfo, non incontrerebbe la resistenza degli Stati Uniti, i quali avrebbero precedentemente proclamato il loro ruolo di “Guardiani” dello Stretto di Hormuz.

Non si può escludere nemmeno l’appoggio di Cina e Russia, entrambi membri permanenti del Consiglio di Sicurezza, che, avendo ratificato la Convenzione sul Diritto del Mare, potrebbero trarre vantaggio da una simile risoluzione. Fare di Hormuz un’area di condivisione equa potrebbe aprire la strada a un precedente utile per le varie rivendicazioni marittime globali.

Un accordo di questo genere, sebbene possa apparire inattuabile, trova sponda nei desideri delle monarchie sunnite nel Golfo, desiderose di tornare a esportare energia in sicurezza, accettando di pagare un pedaggio che, alla fine, si rivelerebbe marginale. Il recente avvicinamento tra Italia e Iran sottolinea l’interesse economico che potrebbe spingere anche l’Europa a una riconsiderazione delle proprie politiche.

Il rispetto del diritto internazionale, come osservato dal Ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani, potrebbe essere “valido fino a un certo punto” quando in gioco ci sono sufficienti interessi economici.

Mentre la situazione evolve, resta da vedere come Israele reagirà a questa rinnovata aggressività iraniana. La pazienza di Israele è limitata, e ogni attacco diretto alle sue navi o interessi commerciali potrebbe far scattare una risposta militare, complicando ulteriormente la già fragile stabilità regionale.

Recenti operazioni dell’IDF contro Hezbollah nel Sud del Libano indicano che la tensione è tutt’altro che sopita. Conflitti futuri potrebbero comportare colpi a strutture chiave come l’isola di Kharg, una risorsa vitale per l’export iraniano di petrolio, segnalando che la guerra potrebbe riaccendersi rapidamente.

Mentre Trump continua a gestire la situazione con fermezza, è chiaro che dal lato americano gli interessi economici guideranno la strateghia. Tuttavia, per Israele, la minaccia iraniana è esistenziale, il che complica le dinamiche politiche. La calma apparente potrebbe essere solo temporanea, e nel prossimo futuro ci si potrebbe trovare di fronte a una nuova escalation di violenza.

*Ambasciatore A.R.

-Foto IPA Agency-(ITALPRESS).

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