Consiglio Direttivo ISPLAD “I filtri solari non aumentano il rischio di tumori”

Consiglio Direttivo ISPLAD “I filtri solari non aumentano il rischio di tumori”

Consiglio Direttivo ISPLAD “I filtri solari non aumentano il rischio di tumori”

MILANO (ITALPRESS) – “Negli ultimi giorni abbiamo osservato una crescente diffusione, anche attraverso social media e mezzi di comunicazione, di interpretazioni errate riguardanti uno studio scientifico pubblicato nel 2023 sulla rivista Cancer Epidemiology, Biomarkers & Prevention (Jeremian R. et al., PMID: 37642678). Alcuni commenti hanno erroneamente sostenuto che lo studio dimostrerebbe come l’uso delle creme con filtri solari aumenti il rischio di melanoma e di altri tumori della pelle, arrivando persino a suggerire che esporsi al sole senza protezione sarebbe più sicuro. Questa interpretazione è scientificamente scorretta e non corrisponde alle conclusioni degli Autori”. E’ quanto precisa il Consiglio Direttivo ISPLAD composto dai dermatologi impegnati nella prevenzione e nella diagnosi precoce dei tumori cutanei Giuseppe Scarcella, Ornella De Pità, Alda Malasoma, Mariuccia Bucci, Elisabetta Perosino, Laura Colonna, Marina Romagnoli, Andrea Romani, Giulio Ferranti e Antonino Di Pietro.Lo studio, sottolineano gli esperti, è un’importante analisi epidemiologica e genetica condotta sulla UK Biobank, una delle più grandi banche dati biomediche disponibili a livello internazionale. L’obiettivo principale della ricerca era valutare come varianti genetiche coinvolte nella riparazione del DNA interagiscano con diversi fattori ambientali e comportamentali nel determinare il rischio di tumori cutanei. L’uso dei filtri solari rappresentava semplicemente una delle numerose variabili raccolte, insieme a: fototipo cutaneo; storia di scottature; colore della pelle; colore dei capelli; modalità di esposizione al sole; capacità di abbronzarsi; predisposizione genetica.Lo studio, si legge, “non è stato progettato per valutare l’efficacia o la sicurezza dei filtri solari, nè per stabilire se essi provochino tumori della pelle”. Perchè i soggetti che usavano la crema solare presentavano più frequentemente tumori cutanei? “Questo rappresenta il punto che ha generato il maggiore equivoco – replicano -. Le persone che dichiarano di utilizzare abitualmente creme solari sono spesso proprio quelle che presentano già un rischio più elevato di sviluppare tumori cutanei, perchè hanno: pelle molto chiara; numerosi nevi; una maggiore suscettibilità alle scottature; un’importante esposizione al sole; una familiarità per melanoma; talvolta una precedente storia personale di tumori cutanei.In epidemiologia questo fenomeno è noto come confondimento (confounding by indication): il fattore osservato (l’uso della crema) identifica una popolazione già ad alto rischio, ma non rappresenta necessariamente la causa dell’aumento dei tumori.Confondere un’associazione statistica con un rapporto di causa-effetto costituisce un errore metodologico ben noto.“Gli Autori non concludono in alcun punto dell’articolo che i filtri solari siano cancerogeni, nè invitano a ridurne l’utilizzo. Al contrario – sottolineano dall’ISPLAD – il messaggio principale dello studio riguarda l’importanza delle interazioni tra predisposizione genetica e fattori ambientali nello sviluppo dei tumori cutanei. Le attuali raccomandazioni delle principali società scientifiche internazionali e delle autorità sanitarie rimangono pienamente valide. La prevenzione dei tumori della pelle comprende: evitare le scottature; limitare l’esposizione solare intensa, soprattutto nelle ore centrali della giornata; utilizzare indumenti protettivi, cappelli e occhiali da sole; applicare correttamente creme solari ad ampio spettro come parte di una strategia complessiva di fotoprotezione, senza considerarle l’unico mezzo di prevenzione;sottoporsi periodicamente a controlli dermatologici, in particolare nei soggetti a rischio”.“La medicina moderna – concludono i dermatologi – si fonda su una corretta interpretazione delle evidenze scientifiche. Estrapolare un singolo dato statistico dal contesto di uno studio può generare conclusioni fuorvianti e messaggi potenzialmente dannosi per la salute pubblica. Invitiamo pertanto operatori sanitari, mezzi di informazione e cittadini a fare riferimento all’intero contenuto dell’articolo scientifico e alle raccomandazioni delle società scientifiche, evitando interpretazioni non supportate dalle evidenze”.

– foto www.pexels.com –(ITALPRESS).

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