Burqa vietato a scuola: Meloni pronta a emanare decreto. Solo 500 alunne lo indossano.
Le donne musulmane e il velo: tra tradizione e scelta personale
La questione del divieto di indossare il burqa e il niqab negli istituti scolastici in Italia ha destato molte polemiche e dibattiti. La premier Giorgia Meloni ha annunciato l’introduzione di un provvedimento che prevede non solo il tetto del 30% nelle classi per gli studenti stranieri, ma anche il divieto di burqa. La motivazione dietro questa decisione è chiara: a scuola si deve andare a viso scoperto e non si può negoziare la parità dei diritti tra uomini e donne.
Ma quanti sono effettivamente i casi di ragazze musulmane che indossano il burqa a scuola? Secondo i dati ufficiali consultati da ‘La Tecnica della Scuola’, gli alunni stranieri iscritti ad un corso scolastico sono 931.323, pari all’11,6% del totale. Tuttavia, solo una piccola percentuale di queste studentesse indossa il burqa.
Delle oltre 930mila iscritte straniere, solo poco più di un terzo è legato alla religione musulmana. Si stima che circa 150mila siano di sesso femminile, ma non tutte indossano il velo integrale. Si calcola che in Italia ci siano circa 500-600 alunne straniere che indossano il burqa nelle scuole.
Considerando che ci sono circa 320mila classi in Italia, il numero di studentesse con il burqa risulta essere molto limitato. Infatti, si stima che ci sia una alunna con il velo completo ogni 240 classi interessate o addirittura una ogni 660 classi su scala nazionale.
La tradizione musulmana impone il velo come norma per tutelare il pudore delle donne, ma in molti Paesi occidentali diventa una scelta personale legata alla religione e alla cultura. Va sottolineato che l’indossare il velo integrale è una pratica adottata da una piccola percentuale di donne islamiche e non rappresenta la totalità della comunità musulmana.
In conclusione, il divieto del burqa e del niqab negli istituti scolastici in Italia riguarda un numero esiguo di studentesse e mira a garantire l’uguaglianza di diritti e la laicità dell’istruzione pubblica.
